domenica 8 luglio 2012

DIBATTITO DEL 29 giugno 2012 SULL'ACQUA


Riceviamo questo importante contributo, ritenendo utile la pubblicazione,   per  ulteriore  chiarezza  sull'argomento.
La grande vitalità politica che Sinistra Ecologia e Libertà ha evidenziato a Settimo Milanese in questi ultimi mesi  ha trovato il giusto riscontro nei cittadini, che apprezzano sempre di più  le iniziative che organizziamo, meno però nei partiti che costituiscono il panorama politico locale, principalmente in quelli della coalizione di cui SEL faceva parte. Sembra che l’atteggiamento del PD, e in qualche modo anche quello di Rifondazione, sia improntato più a una difesa delle proprie posizioni, a prescindere, che non a una reale volontà di confronto e voglia di fare insieme un percorso. Noto  una certa sufficienza, quasi un piacere narcisistico nel crogiolarsi nei numeri e in un consenso che risale a quasi tre anni fa e che oggi è tutto da verificare, visti i rapidi cambiamenti che stanno avendo luogo in Italia in questi ultimi tempi.
Il dibattitto sull’acqua come bene pubblico non mi è piaciuto un granché, non certo per come è stato gestito, ma  perché il rispetto assoluto che nutriamo per le altre forze e l’alto senso della democrazia che ci contraddistingue  ci porta spesso a non considerare il pericolo di strumentalizzazioni cui si può andare incontro a opera di chi prende la parola per ribadire non tanto  posizioni personali legittime  quanto per ribadire  le tesi del proprio gruppo o partito di riferimento, al di là di quello di cui si sta discutendo nella situazione reale.
Non  volevo entrare nel merito del filmato realizzato dal Sindaco, ma gli accadimenti di questi ultimi giorni e i numerosi commenti  che ne sono seguiti impongono alcune riflessioni:
Era proprio indispensabile un filmato della durata di oltre venti minuti per sostenere posizioni e  convincimenti personali, in gran parte noti?
Ed era proprio necessario enfatizzare, attraverso le interviste del video ,  l’ingenuità di centinaia di migliaia di cittadini che avrebbero risposto tutta la loro fiducia nelle case dell’acqua, non sapendo che esse erogano la stessa acqua del rubinetto?
Io credo che ancora una volta non si voglia cogliere l’essenza del problema, che non è tanto casa dell’acqua sì o casa dell’acqua no, quanto avvicinare i cittadini alle istituzioni pubbliche, far acquisire loro fiducia in ciò che le istituzioni rappresentano e fanno, incoraggiando e non frustrando la loro legittima  aspirazione ad avere le garanzie più ampie circa l’acqua che bevono e i servizi che ricevono. A questo punto io non solo dico case dell’acqua sì a voce alta, ma chiedo che l’acqua  erogata sia effettivamente sottoposta a maggiori controlli e filtraggi perché la salute dei cittadini non può essere subordinata a calcoli da bottega o a convincimenti personali. E’ offensivo apprendere che un comune di una certa grandezza non può sostenere il costo dell’erogazione, che dovrebbe aggirarsi attorno 10.000 euro.
Ma veniamo alla filosofia che sta dietro le case dell’acqua e di cui non si vuole comprendere la portata. In questi ultimi anni il consumo delle acque minerali è aumentato in maniera esponenziale via via che diminuiva la fiducia nelle istituzioni pubbliche.  Gli spot pubblicitari e gli slogan che pubblicizzano le acque quasi sempre pongono  l’accento  su alcuni fattori: la purezza, il potere diuretico ( il famoso plin-plin), la non contaminazione attestata da tanto di etichetta su cui sono riportate le percentuali di sali e minerali in essa disciolti.  Da decenni continuiamo ad acquistare acque minerali,  a volte con convincimento, altre volte per moda, ma molto più spesso per tacitare i nostri dubbi. Milioni e milioni di euro spesi, bruciati,  nell'illusione di prenderci cura della nostra salute o semplicemente della nostra siluette , migliaia di tonnellate di plastica prodotta e  da smaltire oppure abbandonata nei posti più disparati, solo perché non sappiamo fornire quella chiarezza e quelle garanzie  di cui i cittadini hanno bisogno.  
Inquinare è anche recarsi in macchina a prendere l'acqua, certo, nessuno lo nega,  ma è soprattutto continuare a produrre plastica e altri rifiuti di cui il mondo farebbe volentieri a meno.
A questo punto,  venuto meno l'alibi del costo di costruzione della casa la cui realizzazione è  a costo zero per l'amministrazione, quantificato il costo per la produzione dell'acqua con l'aggiunta di anidride in una cifra annuale assolutamente compatibili con il bilancio, non resta che quantificare i costi per tenere costantemente l'acqua erogata alla casa sotto controllo  (questa sì che sarebbe una scelta coraggiosa e innovativa da parte dell'amministrazione ) e dire sì, anche Settimo avrà la sua casa dell'acqua. Questa scelta, se fatta con la consapevolezza di voler garantire la salute dei cittadini, potrebbe servire all'amministrazione per rinsaldare il rapporto con i cittadini e aprire una nuova stagione fatta di partecipazione  e di impegno.
                              

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