mercoledì 25 gennaio 2012

CRISI EUROPEA: ALCUNI INTERVENTI


Sicuramente questa che ha colpito diversi Paesi europei, come già evidenziato da addetti ai lavori, è una crisi di sistema.
Riportare di seguito alcuni suggerimenti, di illustri economisti, potrebbe essere utile per fare un po di chiarezza, ci auguriamo.
 E' necessario però evidenziare che nel nostro Paese, nonostante siano stati messi in atto pesanti sacrifici, che colpiscono la larga platea di chi ha poco, non si trova alcun provvedimento che riduca i costi della politica, trascuriamo l'aspetto tangenti oggetto di indagini della magistratura, che ancora una volta interviene al posto della politica.
Ci vene detto che la democrazia ha un costo ma dai dati del FMI risulta che dal 1983 al 2010, anche considerando l'introduzione dell'euro, la ricchezza dei cittadini è cresciuta in media del 40 ca. per cento, mentre i costi di Montecitorio del 367 per cento (Stella e Rizzo). Non ci pare che, all'enorme crescita dei costi, la democrazia  abbia avuto un deciso miglioramento.
Alcuni  esempi:  gli ex presidenti del senato (da Marcello Pera in poi) hanno diritto a tenere per tutta la vita un ufficio, una segretaria e un'auto blu a Palazzo Madama, il tutto a nostre spese,  una vera beffa, la norma, che non avrebbe dovuto essere neppure pensata, inserita nel decreto “mille proroghe” che azzera gli esborsi dovuti dai partiti per le affissioni abusive, infine, la possibilità di deduzione fiscale relativa alle donazioni,  per le Onlus 19 per cento con il limite di 2.500 euro ca., mentre per  quelle ai partiti sempre 19 per cento ma con il limite di circa centomila euro, si può benissimo calcolare che è decisamente più conveniente donare ai partiti.  Tutto ciò raggiunge livelli inimmaginabili anche in una repubblica delle banane.
E' importante evidenziare  dove  è soprattutto  necessario ridurre costi e privilegi.

Elenchiamo  ora alcune proposte di  economisti riguardo le possibili soluzioni per la crisi europea:
Roubini, per salvare l'economia europea e l'euro: “La chiave è l'integrazione....servono coesione fiscale e finanziaria....e l'istituzione di forti autorità di controllo....”.

Joseph Stigliz, evidenzia, a fronte di questa crisi, che il sistema capitalistico sia diventato inadeguato: “........le proteste dei giovani dalla primavera araba agli indignados spagnoli o Occupy Wall Street, è ormai chiaro che nel sistema capitalista c'è qualcosa di fondamentalmente sbagliato.
….. il futuro dipende dalla politica. ….I leader europei, ….. sono però impegnati a non compiere i passi necessari.”

Luciano Gallino da Finanzcapitalismo.
Difetti dell'architettura finanziaria.
  • Dimensioni: crescita eccessiva;
  • fondamenta: fondato sull'aumento smodato del debito;
  • complessità: troppo complesso;
  • connessione contagiosa: troppi canali che provocano contagio.
Le riforme (definite impossibili ma necessarie)
  • riduzione delle dimensioni globali del sistema finanziario; farlo ritornare come sostegno dell'economia reale;
  • ridurre l'entità della finanza ombra, riportando in bilancio i capitali detenuti dalle società finanziarie; quindi eliminare gli “investimenti strutturati”, sia il commercio di titoli non registrati a bilancio (perché destinati ad essere venduti a breve scadenza);
  • restringere il mercato dei derivati (riducendo gli scambi non registrati Otc -derivati scambiati fra privati-)
  • vietare la cartolarizzazione dei crediti (vedi mutui).

giovedì 19 gennaio 2012

L'OCCUPAZIONE


Sono in corso fra il Ministero del Lavoro e le Parti sociali, incontri per poter dirimere l'annoso problema della  disoccupazione.  Molte sono le proposte giunte da ogni parte. Questo vuole essere un tentativo di raccogliere,  qua e la,  contributi di addetti ai lavori per poter avere una più ampia visione di quali potrebbero essere gli interventi più efficaci, senza ridurre le garanzie per i lavoratori.

da Tito Boeri riportiamo quanto segue:
"Una riforma a costo zero per le casse dello Stato è quella di introdurre la formazione tecnica universitaria sul modello delle scuole di specializzazione tedesche, le cosiddette Fachhochschule. Ciascuna università, anche sede periferica, in accordo con un certo numero di imprese locali, potrebbe introdurre un corso di laurea triennale caratterizzato da una presenza simultanea in impresa e in ateneo. Metà dei crediti verrebbe acquisito in aula e metà in azienda. Il lavoratore sarebbe impiegato in azienda e seguito da un tutor. Con controlli reciproci fra università e impresa sulla qualità della formazione conferita al lavoratore che ridurrebbero fortemente il rischio di abuso. Benché retribuito, il lavoratore non avrebbe alcun diritto automatico a entrare in azienda.
Il rapporto tra università e ingresso nel lavoro è oggi affetto da una specie di circolo vizioso. .....
La presenza di contratti a tempo determinato e l’alta percentuale dei giovani che entra nel mercato del lavoro con un contratto a progetto rafforza il circolo vizioso perché riduce gli incentivi delle imprese a fornire formazione in azienda ai nuovi arrivati, dato che vengono assunti con contratti a scadenza e dunque non si investe sulla durata del rapporto di lavoro. Bisogna rompere questo circolo vizioso incoraggiando, a costo zero per le casse dello Stato, un ingresso formativo nel mondo del lavoro. Ma prima di illustrare nei dettagli la nostra proposta è utile richiamare cosa è stato fatto a riguardo negli ultimi due anni."


Il contributo di Luciano Gallino  sull'argomento  suggerisce: “contratto unico si licenziamenti facili no.
Il contratto unico per i nuovi assunti va bene, il licenziamento facile trasferirebbe la precarietà dai contratti atipici ai titolari del nuovo contratto.”
Inoltre riguardo alla tanto decantata “flexsecurity”, che vede la contrarietà anche di Tito Boeri, sull'esempio danese per i lavoratori, L. Gallino rileva che: “ la flessicurezza danese massima libertà di licenziare, elevati sussidi di disoccupazione e politiche attive del lavoro, non sono novità. Il più basso tasso di disoccupazione si basa su di un dato fittizio. Le statistiche danesi non includono tra i disoccupati i pre-pensionati che sono molto numerosi, né coloro che sono privi di occupazione ma stanno seguento un programma di politiche del lavoro.”
Oltre a questa altre prove attendono il Governo Monti, come ad esempio il rispetto della volontà degli elettori sull'acqua pubblica,  le privatizzazioni  che favoriscano il consumatore, le frequenze TV,  l'ICI   anche per gli immobili non di culto, le spese militari, rivedere l'intervento sulle pensioni di anzianità, sicuramente punitivo per il lavoratori sia privati sia pubblici,  ecc...
Fino ad ora  gli interventi sono stati un po al di sotto delle aspettative (per usare un eufemismo) riguardo all'equità per il contenimento delle spese.


martedì 17 gennaio 2012

DANIELE, IL GIOVANE POETA

Domenica scorsa si è svolto, in Biblioteca a Settimo Milanese, l'incontro con il poeta Daniele D'Angelo. Giovane si ma solo per l'età anagrafica.
Nelle sue poesie si trova una carica emotiva coinvolgente,  un forte sentimento che travalica le vicende personali. Ascoltarlo nel  leggere,  più che una lettura una recita,  è un immenso piacere.
Il programma articolato con domande da parte di Fabrizio, trasformato in dialogo divertente e spiritoso,   oltre all'indovinato accompagnamento  musicale del compositore Valentino Tamponi,  che ha enfatizzato la recita delle poesie.
Ci auguriamo di poter riavere l'opportunità di ascoltare ancora le sue poesie,  magari  con la presenza di altri poeti del territorio, con accompagnamento musicale.

alcune fotografie dell'iniziativa



venerdì 13 gennaio 2012

RITORNO ALLA REALTÀ !


Avevamo scritto su   forse un'utopia vivere in un Paese normale, anche se con una visione ancora neo-capitalistica,  come indicatoci. 
I fatti si sono, ancora una volta, incaricati di dimostrare come ciò, nonostante la (scarsa) speranza nel Governo tecnico, sia lontano dall'essere raggiunto,  nonostante qualche piccolo segnale di cambiamento,  forse troppe aspettative erano state riposte, ma  rispetto alla situazione precedente,  probabilmente la peggiore in assoluto, la speranza era tanta. E invece il Ministro della Difesa dichiara (la Repubblica) che i 15 miliardi di euro per i 131 aerei da guerra F-35 creeranno 10 mila posti di lavoro. Perché la crescita può esserci solo con investimenti bellici? Non si potrebbero creare posti di lavoro con investimenti aventi finalità pacifiche? Se c'è un costo da tagliare, in una situazione di crisi come l'attuale, è proprio la spesa militare.  E'  indispensabile ridurre gli armamenti.
Si aggiunge la sgradita decisione della Consulta  che ha respinto i due quesiti referendari per l'abrogazione del “Porcellum”. Sicuramente il giudizio è da rispettare, anche se non condiviso. Non è possibile ritenere un'Istituzione credibile o meno in base a ciò che più  fa piacere. Certamente rischia di aumentare la sfiducia, favorendo l'astensione. 
La gravità consiste nell'incapacità della politica di tradurre in azioni le istanze i dei cittadini,  nel non saper  dare  risposte. Appena può delega ad altri i propri compiti.
"Rischiamo il vuoto di rappresentanza, non servono salvatori, ma seri lavoratori della politica degni del rispetto dei cittadini" (Zagrebelsky).
Il respingimento da parte della Camera all'arresto del Deputato Cosentino, altra bella pagina..." nonostante la ricca documentazione dei Magistrati, aggrava la già scarsa fiducia nel Parlamento, figuriamoci se "questo" sarà in grado di modificare la tanto criticata legge elettorale “Porcellum”.



venerdì 6 gennaio 2012

UN GIOVANE POETA!

Domenica  15 gennaio 2012 alle ore 17,00  
presso la  Biblioteca di Settimo Milanese
Il Gruppo di Lettura
 presenta la 
Raccolta di poesie di  DANIELE D'ANGELO

Un giovane poeta di Settimo Milanese, con una grande intensità emotiva,  dotato di  forza d'animo e  coraggio.


Intervista e  lettura di poesie   con sottofondo  musicale,   del  compositore Valentino Tamponi.
L'ingresso è libero, seguirà piccolo rinfresco.

mercoledì 4 gennaio 2012

FORSE UN'UTOPIA ?


L'aspirazione è poter vivere in un Paese normale, forse un'utopia. La crisi ha reso tutto più difficile. Il Governo Monti è stato chiamato per far fronte alla pesante eredità lasciataci da quello precedente. Ora le cambiali sono giunte a scadenza e il prof Monti, che non ha la bacchetta magica, vuole comunque farle  pagare chi ha un reddito medio basso, questo è un po incomprensibile.  Ci sono svariate possibilità per far pagare di più a chi ha di più.
Aumentare le accise sui carburanti si colpisce in modo indiscriminato chi adopera un mezzo privato per gli spostamenti, potrebbe disincentivarne l'uso, se i mezzi pubblici fossero adeguati. Inoltre la maggior parte dei trasporti avviene su gomma e non su rotaia, significa che detti costi ricadranno in misura maggiore su questi redditi, per un effetto inflazionistico, costretti a sostenere il costo aumentato  delle materie prime che ricadrà sui generi di prima necessità. Difatti è già aumentata l'inflazione (un gran bel risultato).
La minor disponibilità di reddito comporterà una contrazione dei consumi. Conseguentemente la liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura dei negozi favorirà soltanto la grande distribuzione, aumentando lo sfruttamento dei lavoratori, che saranno costretti a fare un numero maggiore di turni; questo a scapito della piccola distribuzione. Se questo è un incentivo alla crescita non si è capito; chi deve acquistare se ha meno disponibilità cosa può fare?
Il lavoro, se affrontato in termini di una più ampia possibilità di licenziare, diventerà ancora più precario.
Reperire risorse se non si voglio intaccare i grandi patrimoni o ingiusti privilegi, diventerà difficilissimo. Sempre ché non si voglia dare a chi ha e farlo vivere nell'abbondanza e togliere sempre di più a chi non ha. 
Bisogna  iniziare a  far pagare le frequenze TV, le licenze per i giochi d'azzardo, ecc.... Intaccare i privilegi e gli alti costi della politica, la loro riduzione non può più attendere. Non consentendo  alle Regioni di aumentare  le accise sui carburanti per far fronte ai disastri ambientali accaduti.
Un altro elemento è l'economia che ristagna,  non riparte, perché le banche non prestano soldi, ma preferiscono tenerli presso la BCE; come se il Governo non avesse alcuna possibilità di intervento.
Anche riguardo alla moneta unica e alla ventilata possibilità di un suo fallimento, vi è totale immobilismo. Più volte è stato sottolineato che l'euro ha bisogno di una maggiore integrazione oltre che economica anche politica e fiscale. Sembra sia stato dimenticato il comitato di Jean Monnet del 1955 “Pour les états-Unis d'Europe”, probabilmente bisogna recuperare quei propositi.