mercoledì 18 dicembre 2013

COSTI DELLA POLITICA: RIDURRE SI PUO'

Scritto del  prof. Roberto Perotti su lavoce.info, sulla riduzione dei costi della politica, che ne consigliamo la lettura, anche se è molto tecnico.
"Il costo della politica in senso stretto, cioè degli organi legislativi ed elettivi, è di 2,5 miliardi di euro. Un risparmio totale di 1 miliardo è però possibile. Con 10 semplici proposte
Credo sia utile tentare di fare un sommario dei costi della politica in Italia. Innanzitutto bisogna però definire esattamente cosa si intende per “costi della politica”. In questo articolo adotterò un’ accezione restrittiva del termine: i costi degli organi legislativi elettivi a livello nazionale, regionale, e provinciale, cioè di Camera, Senato, Consigli Regionali e Consigli Provinciali. Ovviamente i “costi della politica” intesi in senso lato coprono  molto di  più; per esempio i costi dell’esecutivo e dell’amministrazione (ministeri, giunte regionali, dirigenti dei ministeri e delle giunte regionali), e i costi connessi agli innumerevoli enti controllati da stato, regioni e provincie. Tuttavia,  è opportuno capire quanto si spende per la definizione più stretta, anche perché è  in queste voci che si annidano alcuni degli  scandali più recenti.
UN SOMMARIO DEI COSTI DELLA POLITICA IN SENSO STRETTO
La Tabella 1 fornisce un sommario di questi costi, distinti per livello territoriale e per voci (alcuni di questi dati sono già stati oggetto di analisi in precedenti puntate, altri  – quelli per il Senato e la stima per le provincie – sono nuovi.  In particolare, comprende:
- Emolumenti e pensioni a deputati, senatori, consiglieri regionali e provinciali  (righe 2 e 3)
- Remunerazione e pensioni del personale dei Consigli (righe 4 e 5)
- Contributi ai gruppi parlamentari e consiliari
- Altre spese di funzionamento di Camera, Senato e consigli regionali e provinciali (residuale)
Tabella 1: Costi della politica in Italia (mln di euro)


 *dati riferiti al 2012
I punti principali sono:
- Il costo totale della politica è 2,5 miliardi
- 0,5 miliardi sono gli emolumenti a deputati, senatori e consiglieri regionali e provinciali (ciò che guadagnano effettivamente, senza dover presentare ricevute)
- altri 200  mln per rimborsi spese, contributi ai gruppi etc.
- quasi 400 mln per pensioni  a  deputati, senatori e consiglieri regionali
- 1 miliardo per remunerazioni e pensioni del personale
- La remunerazione annuale di un deputato è di 240.000 euro lordi, di cui circa 200.000 “intascabili” senza documentazione né ricevute
- La remunerazione  media di un consigliere regionale è di 200.000 euro lordi
-
La remunerazione media di un consigliere provinciale è di circa poco più di 17.000 euro lordi
Si noti che le spese del Senato, che ha esattamente la metà dei membri della Camera, sono circa la metà delle spese della Camera, e con una struttura simile. Per Camera e Senato i problemi e le soluzioni sono dunque gli stessi.  Riguardo ai consigli regionali, un’obiezione frequente è che le spese diminuiranno molto nel 2013, grazie ai risparmi decisi dal governo Monti. In realtà, i risparmi riguardano in gran parte gli emolumenti ai consiglieri, e sono minori di quanto pubblicizzato. Infatti, il  governo Monti ha imposto qualcosa di simile a un tetto massimo ai compensi e rimborsi dei consiglieri, ma tutte le regioni hanno ridotto l’indennità (tassabile) e hanno aumentato il “Rimborso per esercizio mandato consiliare”, a forfait, di fatto un reddito non tassabile. Di conseguenza, in alcune regioni il reddito netto percepito da un consigliere è aumentato nel 2013! (su questo argomento torneremo in una puntata successiva)
I dati nuovi si riferiscono ai consigli provinciali. Qui ci sono due difficoltà.  Primo,  i dati sono molto meno completi. Secondo,  in ogni caso sarebbe ovviamente difficile raccogliere i dati per tutte le 110 provincie italiane. Ho dunque preso un campione di provincie,  per cui i dati sui consigli regionali fossero disponibili. In generale, ciò che è disponibile è la remunerazione dei consiglieri e i contributi ai gruppi consiliari. Le altre spese (per il personale, acquisti di beni e servizi etc.) sono normalmente comprese nei bilanci della giunta provinciale, e sono accorpate con quelle della giunta. Per le provincie, dunque, mi limiterò a stimare (estrapolandole dal campione) le spese per gli emolumenti dei consiglieri e i contributi ai gruppi consiliari.  Si tenga presente che le spese per acquisti di beni e servizi sono comunque limitate.
Le provincie del campione sono Milano, Parma, Perugia, Ravenna, Reggio Calabria, Terni, Esse rappresentano  il 5,45 per cento delle provincie e il 9,12 per cento della popolazione. Moltiplicando i dati della Tabella 2 per l’ inverso di questi due numeri, si ottengono i limiti inferiore e superiore della stima di spesa. Il valore per tutta l’Italia riportato nelle Tabelle 1 è il valore medio tra queste due stime. Come si vede, la spesa per i consigli provinciali è modesta. L’ emolumento medio di un consigliere provinciale è infatti di soli 17400 euro. (1)
Tabella 2: Stima del costo della politica nelle provincie (migliaia di euro)


UN DECALOGO DI  RISPARMI POSSIBILI
Cosa si può fare? La Tabella 3 fornisce un sommario dei risparmi possibili. Il risparmio totale possibile è di 1 miliardo su una spesa di 2,5 miliardi nella Tabella 1.
Tabella 3: risparmi possibili (mln di euro)

Ecco il dettaglio 
 Tabella 4: Camera: risparmi possibili (mln di euro)


a: Da legiferare in modo da superare l’ opposizione della Corte Costituzionale
b: Questa proposta eliminerebbe il sistema di rimborsi e le spese di trasporto (in Acquisto di beni e servizi) e le sostituirebbe con un livello di rimborsi pari a quello britannico, di €109mln, ridotto del 20 percento per tenere conto della diminuzione del numero di parlamentari.
I risparmi principali sono:
1)I deputati e senatori italiani guadagnano troppo. L’indennità parlamentare può essere ridotta del 30 per cento, e i parlamentari italiani continuerebbero a guadagnare ben più dei loro colleghi britannici
2) Inoltre,  i parlamentari italiani non devono praticamente sottomettere ricevute per le proprie spese. La diaria (ora chiamata “rimborso spese per l’ esercizio del mandato parlamentare”)  era concepita come un rimborso spese a forfait per i bisogni del parlamentare, ma è di fatto diventata un reddito non tassabile aggiuntivo. Il risultato è che un deputato italiano guadagna il triplo di un deputato britannico (come ho mostrato in una puntata precedente).
Vi sono quindi due alternative:
a) Si mantiene la diaria, ma si aboliscono i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali, e i viaggi gratis.
b) Oppure si abolisce la diaria e gli altri rimborsi a forfait, e si introduce un tetto massimo alle spese rimborsabili, per tipologia, con obbligo di sottomettere la ricevuta per ogni spesa, e di pubblicare ogni ricevuta su Internet entro tre mesi, come avviene in Gran Bretagna  (il sito dell’ ente che controlla il Parlamento pubblica centinaia di migliaia di ricevute ogni anno)
3) I parlamentari italiani sono chiaramente troppi. Qualsiasi organo decisionale troppo grande crea confusione e deresponsabilizza i suoi membri: 500 è un numero perfettamente fattibile
4) Il problema degli stipendi dei dipendenti della Camera è la progressione fortissima: un operatore tecnico (il livello più basso) entra a 30.000 euro ma dopo venti anni guadagna 90.000 euro, e dopo 30 anni 120.000 euro. La stessa progressione si applica ai livelli più alti. Le  retribuzioni dopo il 10 anno di carriera possono dunque essere ridotte immediatamente del 30 per cento, e anche più.
5) Un riflesso degli stipendi molto alti sono le pensioni molto alte (prima dell’ introduzione del contributivo). Esse vanno ridotte da subito.
6) Le spese per locazioni e per acquisti di beni e servizi alla Camera sono in alcune voci fuori da ogni plausibile parametro, come ho mostrato in una precedente puntata. Anche qui esse possono essere ridotte da subito.
Al Senato, provvedimenti simili consentirebbero di risparmiare 200 milioni.
Nelle regioni, ecco le misure possibili.
 Tabella 5: Regioni: risparmi possibili (mln di euro)


 a: Da legiferare in modo da superare l’ opposizione della Corte Costituzionale
Dunque:
7) Dimezzare il numero dei consiglieri: 600 in tutto. Umbria: 31 consiglieri per 800.00 abitanti: 1 ogni 25.000 abitanti (compresi i bambini), in Basilicata 1 ogni 21.000 abitanti. Troppi.
8) Come per la Camera, ridurre l’ indennità: 200.000 euro di emolumenti medi  per consigliere regionale sono troppi. La remunerazione va ridotta molto più del 10 percento prodotto dal governo Monti (che, come abbiamo visto, è stata comunque in parte aggirata).
9) Eliminare i contributi ai gruppi consiliari, la fonte principale di scandali e l’alimento principale dell’antipolitica. Anche se c’è in teoria un dovere di rendicontazione, non si potrà mai impedire che i contributi vengano usati per clientelismo o corruzione (organizzo un convegno apparentemente serio e chiedo alla cognata di organizzarlo o di fare il catering, oppure l’ organizzo alle Maldive per farmi le vacanze). Sono solo 100 milioni, ma sono l’alimento principale dell’ antipolitica.
10) Come per Camera e Senato, c’è  spazio per altri risparmi nella spesa per acquisti di beni e servizi (incluse spese di rappresentanza, partecipazione a convegni, partecipazioni a improbabili iniziative internazionali sui temi più disparati, etc.) . Un risparmio medio di 1,5 milioni per consiglio regionale è perfettamente possibile. 
La spesa per i consigli provinciali e le giunte provinciali  è modesta. Il maggiore risparmio da un’ eventuale eliminazione delle provincie verrà dalla riduzione del costo del personale, che al momento però è difficile da quantificare.
(1) La vera differenza fra regioni e provincie è nei dirigenti (inclusi quelli della giunta): 87 in regione, 31 e 18 a Perugia e Terni.  La remunerazione media è simile in regione e nelle provincie, circa 100.000 euro per dirigente. Ma le provincie sono molto più piccole e spostano molti meno soldi; quindi  l’ incidenza dei dirigenti (e in generale del personale) sul totale è enormemente più alta nelle provincie. Torneremo anche su questo argomento."
Per un quando completo suggeriamo di leggeri anche articoli precedenti sulla rivista indicata. 



sabato 14 dicembre 2013

AUGURI !


Anche per questo Natale  tanti auguri   (a voi  il compito dell'identificazione).






domenica 17 novembre 2013

LA PAROLA AI GIOVANI !


LA PAROLA AI GIOVANI
Il Circolo di Sinistra Ecologia Libertà di Settimo Milanese

BANDISCE
CONCORSO ARTISTICO-LETTERARIO DAL TITOLO
"LA MIA CITTA' RACCONTA"
RIVOLTO A TUTTI I GIOVANI UNDER 35

concorso artistico città di Settimo Milanese
per dire ciò che pensano della loro città
e come la vorrebbero per il futuro.

  La partecipazione è assolutamente gratuita. Al concorso si può partecipare inviando per posta o via Mail un racconto breve, non più di 4 cartelle dattiloscritte, o una poesia senza limite di lunghezza, oppure un video o una raccolta fotografica, che rappresentino scorci di vita o di paesaggio della città di Settimo Milanese e delle sue frazioni  Il concorso è articolato nelle seguenti sezioni:
a) Racconto breve ( massimo 4 cartelle )
b) Poesia inedita
c) Video ( massimo 5 minuti )
d) Una raccolta di immagini o di fotografie (massimo 3

Per il dettaglio delle informazioni :  http://www.sinistraelibertasettimomi.it/  

INTERVISTA A CATALDO RUSSO CANDIDATO SINDACO


Intervista della Signora Roberta a Cataldo Russo candidati Sindaco per Sinistra Ecologia Libertà a Settimo Milanese
Quattro domande al candidato sindaco di SEL 

Roberta:
Come mai avete deciso di uscire allo scoperto così Presto? Non pensa che aver scoperto le carte
in così largo anticipo rispetto alla data delle elezioni possa favorire gli avversari?
Cataldo:
È vero, l’arte della politica implica, fra le altre cose, astuzia, tatticismo, dover dire spesso l’opposto di quello che si pensa, ma anche coraggio, verità e onestà. Abbiamo deciso di scoprire le carte in anticipo per due  motivi: Primo, perché abbiamo un grande rispetto delle intelligenze degli elettori; secondo perché ci sembra giusto che gli elettori abbiano un tempo più lungo per mettere alla prova il loro candidato sindaco prima di dargli o  negargli il consenso.
Roberta:
Questo vuol dire che correrete da soli? Se è così la vostra scelta non è un po’ Donchisciottesca?
Cataldo:
A parte il fatto che il termine Donchisciottesco non dovrebbe essere usato con connotati negativi o,
peggio, dispregiativi, come accade spesso, essendo l’eroe di Cervantes un sognatore e un idealista, che crede nell'utopia del cambiamento e che pensa che creare una società migliore sia possibile. Noi, comunque, non abbiamo affatto deciso di correre da soli. È un errore pensare che solo perché abbiamo pronto un candidato  sindaco questo significa che i giochi siano fatti e che andremo da soli, e che non ci possa essere una leale e costruttiva competizione fra gli altri candidati a sindaci dell’area di centro sinistra o fra i candidati di quelle forze decise a rinnovare seriamente la politica a Settimo e ad amministrare nell'interesse del paese.
Roberta:
Come pensate di misurarvi con le altre forze se avete poco più del 3% del consenso?
Cataldo:
Noi ci misureremo con la forza delle idee, con la forza della coerenza e dell’onestà, con il
convincimento che si deve cambiare partendo dall'abolizione del privilegio, in maniera che tutti i cittadini siano veramente uguali sia davanti alla legge sia nelle opportunità da cogliere. Berlinguer diceva che quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la
capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. È quanto cercheremo di fare: colpire sprechi e privilegi.
Roberta:
Come pensate di avvicinare la gente alla politica e restituire loro il piacere di andare a votare in
un momento in cui gli scandali stanno approfondendo sempre di più il baratro fra la classe politica e
dirigenziale e la società civile?
Cataldo:
Christopher Lasch, ne La cultura del narcisismo , 1979, diceva: Ciò che gli osservatori politici interpretano come
indifferenza dell'elettorato può rappresentare, al contrario, un salutare scetticismo nei confronti di un sistema politico in cui la menzogna e la frode sono diventate una prassi abituale ed endemica.
Credo che la sua sia una domanda molto impegnativa, ma non mi sottrarrò al dovere di dare una risposta. In
primo luogo abolendo, come già detto, qualunque forma di privilegio e operando nella maniera più trasparente possibile, in modo che menzogna e frode non siano prassi abituale ed endemica, ma comportamenti da condannare e combattere. In secondo luogo creando condizioni e operando scelte in maniera che le aziende siano interessate a restare sul territorio e non andare altrove. Per esempio, ritengo importante per i cittadini poter monitorare l’operato dell’amministrazione partecipando alle decisioni da adottare sia in fase progettuale sia in fase di realizzazione.
Roberta:
Grazie per le risposte.
Cataldo:
Grazie a lei.


venerdì 15 novembre 2013

venerdì 8 novembre 2013

ABRACADABRA - Storie di ordinaria magia -

E adesso ... arriva la vaporiera.   E voilà.
La cederà in comodato d’uso il Museo della Scienza e della Tecnica. Loro non sanno che accidente farsene. Ne hanno già troppe.  Di vecchie vaporiere del “Gamba de legn”.  Il Comune “accoglie il progetto perché sia riscoperta una testimonianza della storia del proprio territorio” [...] Nell'ambito delle attività in preparazione dell’EXPO 2015”. Basterà  spendere qualche sporta di Euro per creare una sede adeguata come “struttura espositiva”. Basterà presentare un progetto di “gestione e conservazione della struttura e dell’area di pertinenza”. Basterà garantire l’accesso giornaliero e organizzare flussi di interesse.   Ma cosa volete che sia.  Per chi ha già recuperato la cascina Bergamina trasformandola in laboratori attrezzati, esposizione di prodotti e manufatti, luogo di incontri, di conferenze,  e sede del (fu) eco-museo.   Per chi ha recuperato e valorizzato la vecchia fornace. Una paccata di Euro. Per chi ha recuperato l’area del fontanile Patellano. Altre cento/duecento cucuzze? Per chi crede che la fata turchina EXPO realizzi questi annunci e sganci la grana. Nel frattempo, arrivano suggerimenti su interventi, alcuni immediatamente realizzabili  (si fa per dire),  altri un po’ meno.  Un immediato utilizzo del Palazzo Granaio. Apertura quotidiana, al pubblico, di quel luogo appartato e riservato, una specie di eremo, che è il Parco Farina.  Recinti di sicurezza attorno ai giochi dei bambini. Un tunnel automobilistico dal capoluogo a  Vighignolo.  Un passaggio ciclopedonale soprelevato che colleghi il Bosco della  Giretta  con Seguro. Una circonvallazione attorno al Comune.   È troppo poco?  Aggiungete pure.   Bellissimi i pannelli esposti, una documentazione fotografica ineccepibile. Ci piacerebbe un’altrettanta ineccepibile documentazione, anche cartacea,  con tutti  i numeri   in fila.   


P.S.

Visitare il museo della Scienza e della Tecnica, e tutte le vaporiere che volete, costa pochi Euro a scolaresca.

giovedì 7 novembre 2013

PARCHI APERTI

Bordesan Bordesando,  si è impigliata nella rete  una  rarità…

Parco Farina: 1) un luogo di notevole valore storico e ambientale. Fu donato al comune di Settimo Milanese da Serafino Lodi nel 1972
2) "Viviamo appieno i nostri parchi!"  è l'invito enfatico e un po' retorico (appieno) del Comune di Settimo. Peccato che tale parco sia quasi sempre chiuso, non usufruibile e non  visitabile dai cittadini, come è per il Bosco della Giretta.  Perché non è garantita l'apertura giornaliera?  Consiglio altrimenti di togliere quell'aggettivo "appieno" e sostituirlo, per il parco Farina, con "parzialmente". Suonerebbe più adatto alla realtà un : "Viviamo parzialmente i nostri parchi!".




martedì 5 novembre 2013

COMMEDIANTI !

Saper uscire di scena vale quanto saperci entrare.
“Come!? Un grande uomo? Ma io non vedo che un commediante del suo proprio ideale” esclamerebbe  ancora  una volta  Friedrich Nietzsche, se gli si domandasse di commentare  l’operato di alcuni politici e opinion leader di casa nostra.
La storia, farcitura di errori e crimini e di qualche sprazzo di genialità, ci insegna che vi sono tre categorie di uomini cosiddetti grandi. Magari su questa divisione, vista la sua concezione del Superuomo,  il grande filosofo non sarebbe d’accordo, ma alla luce degli eventi essa non è affatto azzardata o strumentale:
-         Quelli che fanno parlare si sé perché dominano la scena del mondo per un certo periodo seminano il loro cammino di distruzione e  morte. Per esempio, sentiremo parlare sempre di Hitler, Attila, Mussolini, Pol Pot, Videla,  non per avere realizzato grandi opere ma per i  loro farneticanti  progetti di grandezza fatti per lo più di bare e di fosse comuni.
-         Quelli che lasciano qualcosa di utile agli altri e che verranno ricordati per le cose non comuni che hanno saputo realizzare. Gandhi  è l’esempio più luminoso di chi riesce in imprese impossibili solo attraverso un convincimento forte e una determinazione che non ha pari.
-         Quelli che si connotano, per dirla alla Nietzsche, come commedianti dei propri ideali. E qui non basterebbe un fiume di inchiostro  per citarli tutti, ma un nome su tutti non può essere taciuto:  Silvio Berlusconi.
Berlusconi probabilmente avrà un posto nella storia, perché essa è scandita più dalle biografie dei personaggi, spesso romanzate, che non dalle azioni degne di nota, ma sono certo che verrà ricordato più come commediante del suo proprio ideale che non come statista o politico di un certo rilievo. Un  uomo, insomma,  che ha governato l’Italia per diversi anni e che con la sua condotta, le sue beghe personali, i suoi interessi di imprenditore avido e senza scrupoli è riuscito a farla sprofondare sempre più in basso, in una crisi morale e culturale che non ha eguali.
Un grande attore di teatro sa bene quanto sia importante non solo l’entrata in scena ma soprattutto  l’uscita. Un attore che non sa uscire di scena, che indugia nel richiedere applausi e consensi,  anche quando il pubblico manifesta evidenti segni di insofferenza per la sua performance, è destinato inevitabilmente a precipitare nella polvere. È  quello che accadrà al cavaliere di Arcore, perché, per dirla alla Ciccio De Marco, poeta ironico cosentino scomparso di recente: Chi troppo in alto sta,/probabilmente,/è arrivato fin là/non perché sovraccarico di mente./ Perciò, quando m’ imbatto in uno del potere,/ ove mi sorge il dubbio,/ do un’occhiata al sedere.
P.S. Naturalmente vale anche per la Cancellieri e tantissimi altri, non solo per il cavaliere.   

                                                      Cataldo Russo

domenica 3 novembre 2013

PERIFERIE "PERICOLO D'INCIDENTE"

 Pericolo d’incidente in via Ciniselli…”  E’ precisa la descrizione nell'articolo a firma Igor Baldan su Settegiorni, del primo novembre ca., un po’ meno la risposta dei rappresentanti dell’Amministrazione  Comunale.  Che, in parte,  riportiamo  sotto.
Meno male che sono  a conoscenza. La segnalazione è stata fatta, su apposito modulo all'ufficio preposto, nel lontano  18 gennaio 2012; poiché anche se c’è pericolo immediato di incedente la comunicazione telefonica o verbale, ai Vigili o all'Ufficio Tecnico, non è sufficiente.  Quanto poi sotto riportato dal sindaco Massimo Sacchi: “Il primo  cittadino ha ringraziato per la segnalazione: era al  corrente del problema del divieto di sosta spesso non rispettato, in un’area che è di pertinenza del condominio adiacente, ma che è adibita a uso  pubblico.”  E’ incomprensibile. Come  può una strada cittadina, ancorché antistante al condominio, come c’è ne sono tante, essere di pertinenza del condominio medesimo. In quanto  alla circonvallazione, citata, si tratta di intervento diverso dalla cura e manutenzione delle  strade. Alleggerirebbe sicuramente il traffico della strada principale, ma non risolverebbe né la pericolosità né il degrado.  Ci conforta sapere che  l’Amministrazione  è attenta,  meno quando non interviene. Quasi due anni sono un discreto periodo di tempo  per mettere in sicurezza e  mantenuta  in condizioni decenti un  via pericolosa , che non è privata.
 da Settegiorni dell’  1 novembre 2013
“SETTIMO MILANESE (bio)
Abbiamo riferito della situazione di via Ciniselli all'amministrazione comunale.
Il sindaco Massimo Sacchi si è impegnato a verificare la segnaletica con l’ufficio tecnico
e a intervenire eventualmente  per migliorare le condizioni di sicurezza  nel tratto a doppio senso
di circolazione. Il primo  cittadino ha ringraziato  per la segnalazione: era al  corrente del problema del
divieto di sosta spesso  non rispettato, in un’area che è di pertinenza del  condominio adiacente,
ma che è adibita a uso  pubblico. Lo stesso impegno  è stato ribadito dall'assessore  alla Viabilità

Fabio Fusari, che si è fatto  carico di monitorare la  situazione: «Ma il vero  problema - ribadisce Fusari  - è la mancata realizzazione  della circonvallazione  urbana che richiediamo  da tempo e che è  bloccata dal Patto di stabilità.  …” 



mercoledì 23 ottobre 2013

LE PERIFERIE ESISTONO?

Via Ciniselli,  la strada che conduce in Reiss Romoli,  dopo l’edicola della Vergine, è una delle  rappresentazioni di periferia dimenticata. Meno male che si tratta di un Comune di 20 mila abitanti circa.  La strada è stretta, la segnaletica  praticamente  assente,  ma soprattutto pericolosa per il transito dei veicoli, tant'è  che nessuno si accorge,  percorrendola a velocità sostenuta,  che si tratta  di  una via  a doppio senso di circolazione.  Un  solo cartello, seminascosto,   indica detta condizione.  Gli automobilisti  inveiscono contro coloro che provengono in senso opposto (come nel film: Via Castellana Bandiera),  per recarsi all'ultimo condominio conosciuto. Durante l'inverno la neve è spazzata quando ormai è quasi sciolta,  il manto stradale ha vistosi  rattoppi; in  dialetto Veneto si dice: “ il tacon peso del buso”.  Anche la pista ciclabile/pedonale, non ha alcuna indicazione, la pulizia è saltuaria.  Insomma  potremmo definirla trascurata, per usare un eufemismo.   I  cittadini cosa possono fare?  Reclamano, segnalano agli uffici competenti, ma nulla accade. Come  può essere possibile?     Non si riesce proprio a capire,  soprattutto dopo aver  letto su “Settimo info”  la richiesta di  collaborazione del sig. Gorla.  Di quale collaborazione si tratti non è dato sapere.  Che sia una questione di soldi? Ovvero del patto di stabilità? O forse  non ce ne sono perché le periferie sono, per loro natura, da trascurare?  Abbiamo appreso che sono  stati stanziati  80 mila euro per i dipendenti comunali, benissimo; previsti  anche 140 mila euro ca. per la “piazza” (tetto dei box), inoltre da un'intervista rileviamo che è prioritaria la sistemazione del capanno “cagapess”, senza contare i soldi spesi per iniziative  rimaste nell'oblio  (una per tutte  l’Eco Museo). Se così fosse i residenti non sarebbero considerati  figli di un Comune minore (per parafrasare un celebre film)


giovedì 17 ottobre 2013

TERRA DI NESSUNO

 Avete presente  quel territorio che, conteso fra due parti, finisce  col non appartenere a nessuno?   Ebbene  esiste  a Settimo Milanese. In Via Ciniselli, procedendo in direzione Castelletto, all'ultimo condominio conosciuto.  Terra ripudiata e disconosciuta.   L'Amministrazione ne rifiuta  ora la paternità, anche se l’allora (nel ’90) Sindaco aveva sottoscritto la convenzione, con l’impresa edificatrice, che prevedeva (e prevede ) il passaggio  di detta area  al Comune.  Lo stato di abbandono è palese.  Dissesto del manto stradale, incuria, ecc... Negli incontri intercorsi   l'Ufficio Tecnico ha risposto in modi diversi (vedi  zucche marucche), da ultimo, in modo pilatesco: “aree private ad uso pubblico". Sembra fantascienza, che ci si trovi su “ isole” diverse? La risposta ha il sapore del classico scaricabarile, poiché qualche giorno  fa  è stato installato,  in questo “spazio”,  un  cartello per parcheggio riservato ai disabili.  E’ mai possibile un simile comportamento?  Che esista un terra di nessuno nel Comune?  E’  tempo che l’Amministrazione  decida nell'esprimersi  in modo chiaro. O c'è il patto di stabilità anche per risolvere casi come questo? Bisogna che una volta per tutte si stabilisca che: o l'area la deve  mantenere in ordine il Comune, come indicato nella convenzione, oppure  è compito dei  condomini, i quali potranno recintarla. 


venerdì 4 ottobre 2013

L'ACCOGLIENZA....

SPERANZA DISTRUTTA
LI VEDO LI’, TUTTI IN FILA, COPERTI DA TELI COLORATI, MORTI, MA ORMAI LIBERI.
UOMINI, DONNE, BAMBINI, SOGNAVANO QUALCOSA DI MEGLIO DELLA GUERRA, DELLA FAME, DELL’IGNORANZA.
TUTTI IN FILA SU QUELLA SABBIA DORATA, RISPETTOSAMENTE ADAGIATI DA PERSONE DAL CUORE GRANDE CHE HANNO VISTO ALTRI ESSERI UMANI IN PERICOLO DI VITA E NON HANNO ESITATO A SOCCORRERLI.
NON SONO RIUSCITI A SALVARLI TUTTI.
TANTI, TROPPI, NON CE L’HANNO FATTA.
NOI SIAMO PERSONE FORTUNATE, NON DOBBIAMO FUGGIRE DALLE GUERRE, NON DOBBIAMO VEDERE I NOSTRI FIGLI AMMALARSI O MORIRE DI FAME E SETE, STUPRATI O MUTILATI.
SAPPIAMO CHE LA NOSTRA VITA E’ PIU’ FELICE DI QUELLA DI QUEGLI IMMIGRATI CHE GUARDIAMO SPESSO CON FASTIDIO EPPURE PASSIAMO MOLTO DEL NOSTRO TEMPO A LAMENTARCI.
NONOSTANTE QUESTO,  CI SONO PERSONE CHE RITENGONO GLI STRANIERI (SPECIALMENTE  QUELLI PIU’ POVERI) ESSERI UMANI DI SERIE “Z”.
VORREI DIRE A QUESTE PERSONE, CHE ORA ACCUSANO DONNE COME LA MINISTRA KYENGE  O IL PRESIDENTE DELLA CAMERA BOLDRINI DI AVER CONTRIBUITO A QUESTO MASSACRO, CHE DOVREBBERO VERGOGNARSI.
IL LORO SPREZZO PER CHI NON E’ NATO IN UN PAESE COME IL NOSTRO, CHE NON HA UN LAVORO, CHE HA UNA PELLE DIVERSA DA QUELLA BIANCA, CHE PROFESSA UNA RELIGIONE DIVERSA DALLA NOSTRA, CHE NON HA FUTURO E CHE CERCA UN PO’ DI OSSIGENO AFFRONTANDO IL MARE PER RIUSCIRE A SALVARE SE STESSO E LA SUA FAMIGLIA,  METTE IN EVIDENZA LA LORO POCHEZZA MORALE.
MI INCHINO DAVANTI A QUELLA POPOLAZIONE CHE FATTO QUANTO UMANAMENTE POSSIBILE PER SALVARE QUELLE VITE UMANE A RISCHIO DELLA PROPRIA VITA E VOGLIO IGNORARE QUANTI PREFERIREBBERO NON AVERE FASTIDI IN UNA CASA CHE RITENGONO PROPRIA.
SE ESSERE “BUONISTI” SIGNIFICA DESIDERARE LE STESSE OPPORTUNITA’ PER TUTTI, RIUSCIRE A TENDERE LA MANO A CHI NE HA BISOGNO SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO, SE ESSERE “BUONISTI” SIGNIFICA ABBRACCIARE E CONDIVIDERE LA SOFFERENZA ALTRUI, BE’, SONO BUONISTA E NUSSUNO POTRA’ MAI FARMI VERGOGNARE DI ESSERLO.

FRANCESCO  

lunedì 30 settembre 2013

IL CANDIDATO SINDACO



Sinistra Ecologia Liberta'
Assemblea cittadina
presentazione programma politico-amministrativo
e candidato Sindaco
in vista delle prossime elezioni comunali
Venerdi 11 ottobre ore 21,00
Sala cooperativa del popolo via Libertà    Settimo Milanese  (MI)




Siamo certi che la presenza di una forza politica coesa, che fa della solidarietà, dell’onestà, dell’impegno civile, dell’attenzione ai bisogni dei cittadini la propria bandiera, possa determinare il progetto della costruzione di un nuovo centrosinistra a Settimo Milanese, che sappia fare quel salto di qualità per un diverso modo di far politica nel rispetto del lavoro, della sicurezza, dell'ambiente, della cultura, dell'integrazione e del vivere civile nella nostra città.



domenica 22 settembre 2013

LA FAVOLA "IN" PIAZZA

                                                  “Ma sempre zucca, rimane!”
   “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” (Errare è umano, ma perseverare nell’errore è diabolico), recita  un detto di Sant’Agostino, di  fondamentale utilità pratica.
                                                                           *
   La nostra storia inizia alla fine del secolo scorso.
   Le cose sono andate così.
   In un paese nei pressi di Milano, un’impresa edile lavora alla costruzione di un garage sotterraneo. Progetto, permesso edilizio, assegnazione, eccetera, tutto in regola.  A Sganassone Sul Lambro, questo il nome della cittadina, la vita è scandita dalle rassicuranti ripetizioni delle attività quotidiane. Monotona e tranquilla. Sindaco e assessori trascorrono giornate serene nelle loro occupazioni. Possiamo anche aggiungere che gli uccellini cinguettano sugli alberi.  Ma sta per abbattersi una tegola che incrinerà questa armonia.
   Andiamo per gradi. 
   Aprile del 1999.
   È domenica, Giuseppe Zambelli, il padrone dell’impresa, riceve una telefonata. È a casa e sta pranzando.
   “Geometra!” grida all’apparecchio una voce trafelata “sono il Ghisalberti …”
   “Allora?” risponde lo Zambelli un po’ scocciato. 
   “Qui l’è un casino grosso come una casa …”
   “Cosa l’è” allarmato.
   “Le fondamenta!  le fondamenta del garage …  è un lago!…”
   “Cosa?!” con lo strozzo in gola.
   “Viene fuori acqua da tutte le parti … da sotto terra … vedesse che roba!” 
   “Ostia!” mano nei capelli, e poi: “Ci vogliono le pompe!”. 
   Non la facciamo lunga nel seguire le vicende e i tentativi di rimediare al disastro.  Non ci riuscirono.  O meglio, lo raffazzonarono. Ma ne riparliamo dopo.
   Per la miseria, era proprio un bel laghetto! E neanche piccolo. E profondo un metro e mezzo. Figurarsi le curiosità, i commenti dei cittadini. I loro discorsi. Le osservazioni e le proposte si sprecavano. Era una processione continua e ognuno aveva un consiglio da dare o una soluzione da proporre. Senza tralasciare i giudizi d’insipienza verso chi aveva autorizzato tali lavori e non previsto le conseguenze. Affioravano anche ironiche insinuazioni su intortamenti e collusioni, e qualcuno crollava il capo con aria di sufficienza e gli occhi semichiusi, come a significare:
    “E lo dite a me?... Conosco il giro del fumo … queste cose … si sanno da sempre”.
    Insomma, un bell’ambaradam. 
    Siamo a conoscenza anche di un’osservazione di carattere scientifico che il Giuseppe e il Battista, due arguti pensionati, ricavarono empiricamente  dall’osservazione di questo fenomeno:
    “E disen che gh’é poca acqua?”.
    Il sindaco e l’assessore all’edilizia, anche loro in processione, perlustravano il luogo del disastro.  Dissimulavano la loro apprensione. Si mostravano sicuri e competenti, e rassicuravano i petulanti:
   “vedrete che troveremo una soluzione ... vedrete …” disse il sindaco.
   “Anche in questo caso, come sempre, la giunta si farà carico di risolvere al meglio questo disguido (sic). I cittadini possono stare tranquilli” aggiunse l’assessore.
   Ma mica erano preoccupati, i cittadini. Manco un po’.  Anzi, intravedevano nuove possibilità e proponevano una concreta, seppur stravagante, scelta: un laghetto con piante, arbusti e panchine, ameno luogo di incontri per mamme, bambini,  cani e pensionati. 
   “E se ci buttiamo dentro le carpe, si potrà anche pescare” propose il Giovanni, dell’associazione pescatori di Sganassone sul Lambro.
   “E magari con un chiosco per gelati e bibite” insinuò l’Andrea, proprietario del bar di fronte.
   Qualcuno aggiunse che d’inverno, con le gelate, si potevano organizzare gare di pattinaggio su ghiaccio, pure.
    L’unico che dava fuori di matto era lo Zambelli. A sentire quei discorsi, poi.   Sacramentava come un carrettiere e a poco valevano le paterne strette al braccio che, a turno, le due Autorità gli davano perché si calmasse:
   “Non faccia così, geometra!”.
   Diciamo che valevano poco. Non nulla.
   Dopo, le cose andarono così.
   Si propose e si attuò – non chiedetemi i dettagli burocratici e tecnici o le approvazioni della variante edilizia – un innalzamento della struttura. Il garage, piantato su palafitte – con relativo laghetto sotterraneo -, emerse di due metri sopra il livello stradale. Con buona pace dello Zambelli, ma meno del Comune. 
   Alla fine dei lavori, il progetto originario prevedeva una copertura di erba e di arbusti. E finito lì.
   Ora, davanti agli occhi dei cittadini si ergeva questo sgraziato coso. Parto di un innaturale bradisismo.  Sembrava il risultato di una scoreggia cosmica che la terra aveva emesso per liberarsi di quel corpaccione estraneo.
   “Mica possiamo lasciare le cose così” si arrovellavano in giunta.
    Siamo a Settembre 2001
    A Quella scoreggia cosmica bisognava rispondere in modo adeguato. 
    “Dobbiamo pensare in grande” si dissero.
    E pensarono. E decisero.
    Avrebbero trasformato il tetto del garage in una piazza. Non una qualsiasi piazza. Ma una piazza strabiliante.  Intanto, il nome. Incapaci, fin dall’inizio del garbuglio, di percorrere la faticosa via della semplicità, pensa tu che penso io, fecero esplodere uno sbalorditivo “PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I POPOLI”.  - ? - Il merito di questa illuminazione creativa è oscuro. Ancor più il perché?  Ma a noi non interessa. Attribuiamolo pure a una ricerca collettiva.
   E poi, commissionarono il progetto a uno studio di architettura, il cui elenco di riconoscimenti era più lungo del pedigree di Rin Tin Tin.  Adeguata la parcella.
   Ne saltò fuori un profluvio di muri divisori con luci soffuse incorporate, tavoli e panche di legno, alberelli piantati in vaso, giochi per bambini (i figli dei popoli), scale d’accesso di marmo (al tetto del garage, perché poi sempre di quello si tratta), il toponimo scolpito su porfido. Alte siepi che nascondono alla vista il dislivello della piazza, una ringhiera in alluminio a perimetro. Basta.
   E poi, l’inaugurazione. Il sindaco con la fascia tricolore (discorso), gli assessori, i consiglieri comunali, la banda musicale, i vigili urbani in alta uniforme, la protezione civile, il parroco (con l’acqua santa), i rappresentanti della pro-loco, fotografi, i redattori del giornalino di Sganassone Sul Lambro “La squilla di Sganassone” …
   Lo Zambelli non era venuto:
   “A me queste balossate non interessano più …”.
   Il rinfresco, nella nuova piazza, fu servito sotto un sole a picco che, come si ricordano il Giuseppe e il Battista, i due arguti pensionati, “lessava le balle”.  Non c’era un becco d’ombra a pagarlo a peso d’oro. E di popoli, neanche a parlarne.
   In quel 18 giugno 2004.
   E fu l’unico momento di gloria per quella piazza dal nome così impegnativo e ingombrante.
   Sic transit gloria mundi.
   Poi, rimase sempre vuota e silenziosa. Dimenticata. Di giorno.
   E la vita ritornò a essere scandita dalle rassicuranti ripetizioni delle attività quotidiane. Sindaco e assessori alle loro serene occupazioni.  Gli uccellini a cinguettare.
   Luglio del 2006. È notte, la signora Elvira, vedova e pensionata, insonne per l’afa, è seduta sul suo balconcino. Abita al terzo piano e la vista dà sulla PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I POPOLI.
   Vaga con lo sguardo. Forse pensa. A un certo punto è allertata da strani rumori che vengono dal basso. Molto strani. Perlustra l’oscurità, le zone in penombra cercando di localizzare l’origine di quei suoni, quasi gorgoglii. E gemiti. Si sofferma su due figure bigie e indistinte. Rientra  in casa a prendere gli occhiali, ritorna sul balcone, mette a fuoco l’immagine di sotto … e ciò che vede le fa  venire uno scioppone. Uno scandalo che la imporpora per un quarto d’ora. Il giorno dopo lo racconta alla Noemi, che lo riferisce al marito, che lo racconta agli amici … Nella notte successiva, seppur discretamente, tutti i balconi ospitano osservatori. Qualcuno col binocolo. Non succede nulla. Ma la terza notte i più perseveranti sono ricompensati. Stesse immagini e stessi gemiti. Anche il Giuseppe e il Battista, i due arguti pensionati, abitano in quel palazzo. Loro sono del gruppo dei perseveranti.
   “Per la madonna!” dice il Battista.
   “Minchia!” dice il Giuseppe.
    L’Elvira e la Noemi organizzarono un gruppo femminile di protesta e riferirono, agitate, il fattaccio a don Oreste. Per ragioni ovvie, il racconto fu tortuoso e metaforico, con vaste ombre di reticenza. Lo condirono anche con altre salse:
   “I giovani schiamazzano tutte le notti protetti dal buio”
   “Non ci fanno dormire” 
   “Bevono … spaccano le bottiglie”
   “Fumano …”.
   Ma alla fine, il parroco capì quello che c’era da capire e promise alzando l’indice. Chiese un incontro al sindaco e pubblicò un indignato articolo sul giornalino della parrocchia “La campana di Sganassone.” Da parte loro i condomini della PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I POPOLI raccolsero firme per una petizione di protesta.
   E la giunta ancora nei guai.
   Il Giuseppe e il Battista, i due arguti pensionati, arrivarono alla conclusione che:
     “Se copriven el lac con la terra e tornaven come prima, e senza tutt  ‘sto  quarant’ott  dei popoli, l’era mei”.
     Nella primavera del 2007, il Comune fa installare quattro alti pali della luce che di notte rischiarano l’intera area della piazza.
   Le intemperanze ormonali giovanili sono raffrenate.  Le virtù dell’Elvira, della Noemi e delle altre donne  salvaguardate. Le pruriginose curiosità maschili frustrate.
   E luce fu.
   Bene. Bene. Bene.
   Ma.
   I giovani, che facevano i giovani, decuplicarono.
   Non capivano che quei fanali erano stati messi apposta per scoraggiare la loro vivace presenza?
   La luce impediva l’intimità. Occhei. Ma potevano parlare, rincorrersi, suonare, ballare, bere ...      
   “Pisciano persino nei vasi delle piante!” assicurò l’Elvira, che era una vedetta attenta cui non sfuggiva alcun particolare.
   “E dicono le parolacce …” denunciò la Noemi.
   Il Giuseppe e il Battista, i due arguti pensionati, si limitavano a scuotere il capo. Biasimavano i ragazzi? Erano sconcertati dal modo di fare del sindaco e della giunta? Chissà?
   Questi ultimi non  riuscirono ad arginare il flusso umano, anche se pregarono la Protezione Civile (?) di metter ogni tanto dentro la testa a dare una “guardatina” alla piazza (che poi, ricordiamolo, è sempre quel famoso tetto del garage). 
    E avanti ancora con firme e petizioni.
    E questa volta il Comune agì con decisione. Pose transenne alle scale che portano alla piazza (pardon: al tetto del garage), e affisse cartelli “è vietato severamente l’ingresso al pubblico” tutt’attorno.
    Maggio del 2008 è la data di questa scelta estrema.
    E la vita tornò a essere scandita dalle rassicuranti ripetizioni delle attività quotidiane. Sindaco e assessori alle loro serene occupazioni. Gli uccellini a cinguettare. 
    Ma.
    Verso la fine del 2011 qualcuno ricominciò a parlare della PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I POPOLI.
    L’opposizione, in consiglio comunale, presentò un’interpellanza per sapere cosa cavolo aveva in mente di fare la giunta per “restituire quel luogo, non solo alla dignità che merita (?), ma anche alla fruizione della cittadinanza”.  Loro non avevano il becco di un’idea. Ma averle “è una responsabilità che attiene alla maggioranza”.   Ciapa lì!
   L’appello, quel grido di dolore, fu accolto all’unanimità (quel benedetto nome!). Il nuovo Sindaco (dall’inizio della nostra storia ci sono state due elezioni), che avrebbe torto con piacere i corbezzoli a quei rompicoglioni, promise una “commissione che studierà una soluzione definitiva (?) consona anche allo spirito e agli ideali che il nome di questa piazza vuole trasmettere”.
   Non so voi, ma io comincio ad averne le tasche piene di questa storia.  Ma siamo vicini alla fine.      
   Della mia, storia.
   Ultime notizie da Sganassone Sul Lambro.
    - La giunta ha approvato un piano per:
1)    Una parziale copertura della piazza con tensostruttura che delimiti una zona  d’ombra.
2)    La sistemazione delle scalinate e la riverniciatura delle ringhiere.
3)    La sostituzione delle panche e dei tavoli di legno con panche e tavoli di plastica riciclata ecocompatibile.
4)    La ripiantumazione di alberi nei vasi (che dopo tutte le pisciate si sono seccati).
5)    La messa a dimora di una zona verde con siepi di pitosforo.
6)    Restauro della zona giochi per bambini (dei popoli).
7)    Un chiosco per servizi di conforto alla cittadinanza (qui c’è lo zampino dell’Andrea, il proprietario del bar di fronte. Che però non sa cosa fare per la notte: “Che se lascio lì bibite, gelati e macchina del caffè, mi fregano tutto”).
8)    Un grande affresco murale commissionato all’artista D.F. consono alle tematiche che il nome della nostra bella piazza evoca. I riconoscimenti nazionali ed internazionali di D.F. (anche questi più lunghi del pedigree di Rin Tin Tin) sono tali che ... bla, bla, bla.
    - Per tale progetto di miglioramento e recupero della PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I POPOLI  vengono stanziati 200.000 Euro ...
    “Vacca Boia!” sobbalzano il Battista e Il Giuseppe, i due arguti pensionati.
    - ... La realizzazione e i tempi dovranno tener conto delle disponibilità finanziarie e dei vincoli di bilancio che il patto di stabilità ... bla, bla, bla. Siamo naturalmente aperti a tutti quei suggerimenti (tanto per dire) che i cittadini ... bla, bla, bla.
    “Sai cosa ti dico, Giuseppe” sentenzia il Battista.  “Che una zucca la puoi cucinare come vuoi, ma sempre zucca rimane!”
    “Però, g’han una bela crapa dura” è il sigillo del Giuseppe.

                                                                             *

   Fatti e avvenimenti narrati in questo racconto sono reali, come reale è il paese di Sganassone Sul Lambro. Per chi volesse seguire nel tempo gli sviluppi e i viluppi di questa storia, e siamo sicuri ce ne saranno, non deve far altro che collegarsi al sito internet: WWW. Sganassonesullambro. It

                                                                                                                    Adriano Pasquali
                                                                                                                    Settembre 2013


                                                 immagini dal sito