“Ma sempre zucca, rimane!”
“Errare humanum est, perseverare autem
diabolicum” (Errare
è umano, ma perseverare nell’errore è diabolico), recita un detto di Sant’Agostino, di fondamentale utilità pratica.
*
La nostra storia inizia alla fine del secolo
scorso.
Le cose sono andate così.
In un paese nei pressi di Milano, un’impresa
edile lavora alla costruzione di un garage sotterraneo. Progetto, permesso
edilizio, assegnazione, eccetera, tutto in regola. A Sganassone Sul Lambro, questo il nome della
cittadina, la vita è scandita dalle rassicuranti ripetizioni delle attività
quotidiane. Monotona e tranquilla. Sindaco e assessori trascorrono giornate serene
nelle loro occupazioni. Possiamo anche aggiungere che gli uccellini cinguettano
sugli alberi. Ma sta per abbattersi una
tegola che incrinerà questa armonia.
Andiamo per gradi.
Aprile del 1999.
È domenica, Giuseppe Zambelli, il padrone
dell’impresa, riceve una telefonata. È a casa e sta pranzando.
“Geometra!” grida all’apparecchio una voce
trafelata “sono il Ghisalberti …”
“Allora?” risponde lo Zambelli un po’
scocciato.
“Qui l’è un casino grosso come una casa …”
“Cosa l’è” allarmato.
“Le fondamenta! le fondamenta del garage … è un lago!…”
“Cosa?!” con lo strozzo in gola.
“Viene fuori acqua da tutte le parti … da
sotto terra … vedesse che roba!”
“Ostia!” mano nei capelli, e poi: “Ci
vogliono le pompe!”.
Non la facciamo lunga nel seguire le vicende
e i tentativi di rimediare al disastro.
Non ci riuscirono. O meglio, lo
raffazzonarono. Ma ne riparliamo dopo.
Per la miseria, era proprio un bel laghetto!
E neanche piccolo. E profondo un metro e mezzo. Figurarsi le curiosità, i commenti
dei cittadini. I loro discorsi. Le osservazioni e le proposte si sprecavano.
Era una processione continua e ognuno aveva un consiglio da dare o una
soluzione da proporre. Senza tralasciare i giudizi d’insipienza verso chi aveva
autorizzato tali lavori e non previsto le conseguenze. Affioravano anche
ironiche insinuazioni su intortamenti e collusioni, e qualcuno crollava il capo
con aria di sufficienza e gli occhi semichiusi, come a significare:
“E lo dite a me?... Conosco il giro del
fumo … queste cose … si sanno da sempre”.
Insomma, un bell’ambaradam.
Siamo a conoscenza anche di un’osservazione
di carattere scientifico che il Giuseppe e il Battista, due arguti pensionati,
ricavarono empiricamente
dall’osservazione di questo fenomeno:
“E disen che gh’é poca acqua?”.
Il sindaco e l’assessore all’edilizia,
anche loro in processione, perlustravano il luogo del disastro. Dissimulavano la loro apprensione. Si
mostravano sicuri e competenti, e rassicuravano i petulanti:
“vedrete che troveremo una soluzione ...
vedrete …” disse il sindaco.
“Anche in questo caso, come sempre, la
giunta si farà carico di risolvere al meglio questo disguido (sic). I cittadini
possono stare tranquilli” aggiunse l’assessore.
Ma mica erano preoccupati, i cittadini.
Manco un po’. Anzi, intravedevano nuove
possibilità e proponevano una concreta, seppur stravagante, scelta: un laghetto
con piante, arbusti e panchine, ameno luogo di incontri per mamme, bambini, cani e pensionati.
“E se ci buttiamo dentro le carpe, si potrà
anche pescare” propose il Giovanni, dell’associazione pescatori di Sganassone
sul Lambro.
“E magari con un chiosco per gelati e
bibite” insinuò l’Andrea, proprietario del bar di fronte.
Qualcuno aggiunse che d’inverno, con le
gelate, si potevano organizzare gare di pattinaggio su ghiaccio, pure.
L’unico che dava fuori di matto era lo
Zambelli. A sentire quei discorsi, poi.
Sacramentava come un carrettiere e a poco valevano le paterne strette al
braccio che, a turno, le due Autorità gli davano perché si calmasse:
“Non faccia così, geometra!”.
Diciamo che valevano poco. Non nulla.
Dopo, le cose andarono così.
Si propose e si attuò – non chiedetemi i
dettagli burocratici e tecnici o le approvazioni della variante edilizia – un
innalzamento della struttura. Il garage, piantato su palafitte – con relativo
laghetto sotterraneo -, emerse di due metri sopra il livello stradale. Con
buona pace dello Zambelli, ma meno del Comune.
Alla fine dei lavori, il progetto originario
prevedeva una copertura di erba e di arbusti. E finito lì.
Ora, davanti agli occhi dei cittadini si
ergeva questo sgraziato coso. Parto di un innaturale bradisismo. Sembrava il risultato di una scoreggia
cosmica che la terra aveva emesso per liberarsi di quel corpaccione estraneo.
“Mica possiamo lasciare le cose così” si
arrovellavano in giunta.
Siamo a Settembre 2001
A
Quella scoreggia cosmica bisognava rispondere in modo adeguato.
“Dobbiamo
pensare in grande” si dissero.
E
pensarono. E decisero.
Avrebbero
trasformato il tetto del garage in una piazza. Non una qualsiasi piazza. Ma una
piazza strabiliante. Intanto, il nome.
Incapaci, fin dall’inizio del garbuglio, di percorrere la faticosa via della
semplicità, pensa tu che penso io, fecero esplodere uno sbalorditivo “PIAZZA
DELL’INCONTRO TRA I POPOLI”. - ? - Il
merito di questa illuminazione creativa è oscuro. Ancor più il perché? Ma a noi non interessa. Attribuiamolo pure a
una ricerca collettiva.
E poi, commissionarono il progetto a uno
studio di architettura, il cui elenco di riconoscimenti era più lungo del
pedigree di Rin Tin Tin. Adeguata la
parcella.
Ne saltò fuori un profluvio di muri divisori
con luci soffuse incorporate, tavoli e panche di legno, alberelli piantati in
vaso, giochi per bambini (i figli dei popoli), scale d’accesso di marmo (al
tetto del garage, perché poi sempre di quello si tratta), il toponimo scolpito
su porfido. Alte siepi che nascondono alla vista il dislivello della piazza,
una ringhiera in alluminio a perimetro. Basta.
E poi, l’inaugurazione. Il sindaco con la
fascia tricolore (discorso), gli assessori, i consiglieri comunali, la banda
musicale, i vigili urbani in alta uniforme, la protezione civile, il parroco
(con l’acqua santa), i rappresentanti della pro-loco, fotografi, i redattori
del giornalino di Sganassone Sul Lambro “La
squilla di Sganassone” …
Lo Zambelli non era venuto:
“A me queste balossate non interessano più
…”.
Il rinfresco, nella nuova piazza, fu servito
sotto un sole a picco che, come si ricordano il Giuseppe e il Battista, i due
arguti pensionati, “lessava le balle”.
Non c’era un becco d’ombra a pagarlo a peso d’oro. E di popoli, neanche
a parlarne.
In quel 18 giugno 2004.
E fu l’unico momento di gloria per quella
piazza dal nome così impegnativo e ingombrante.
Sic transit gloria mundi.
Poi, rimase sempre vuota e silenziosa.
Dimenticata. Di giorno.
E la vita ritornò a essere scandita dalle
rassicuranti ripetizioni delle attività quotidiane. Sindaco e assessori alle
loro serene occupazioni. Gli uccellini a
cinguettare.
Luglio del 2006. È notte, la signora Elvira,
vedova e pensionata, insonne per l’afa, è seduta sul suo balconcino. Abita al
terzo piano e la vista dà sulla PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I POPOLI.
Vaga con lo sguardo. Forse pensa. A un certo
punto è allertata da strani rumori che vengono dal basso. Molto strani.
Perlustra l’oscurità, le zone in penombra cercando di localizzare l’origine di
quei suoni, quasi gorgoglii. E gemiti. Si sofferma su due figure bigie e
indistinte. Rientra in casa a prendere
gli occhiali, ritorna sul balcone, mette a fuoco l’immagine di sotto … e ciò
che vede le fa venire uno scioppone. Uno
scandalo che la imporpora per un quarto d’ora. Il giorno dopo lo racconta alla
Noemi, che lo riferisce al marito, che lo racconta agli amici … Nella notte
successiva, seppur discretamente, tutti i balconi ospitano osservatori.
Qualcuno col binocolo. Non succede nulla. Ma la terza notte i più perseveranti
sono ricompensati. Stesse immagini e stessi gemiti. Anche il Giuseppe e il
Battista, i due arguti pensionati, abitano in quel palazzo. Loro sono del
gruppo dei perseveranti.
“Per la madonna!” dice il Battista.
“Minchia!” dice il Giuseppe.
L’Elvira
e la Noemi organizzarono un gruppo femminile di protesta e riferirono, agitate,
il fattaccio a don Oreste. Per ragioni ovvie, il racconto fu tortuoso e
metaforico, con vaste ombre di reticenza. Lo condirono anche con altre salse:
“I giovani schiamazzano tutte le notti
protetti dal buio”
“Non
ci fanno dormire”
“Bevono … spaccano le bottiglie”
“Fumano …”.
Ma alla fine, il parroco capì quello che
c’era da capire e promise alzando l’indice. Chiese un incontro al sindaco e
pubblicò un indignato articolo sul giornalino della parrocchia “La campana di Sganassone.” Da parte
loro i condomini della PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I POPOLI raccolsero firme per
una petizione di protesta.
E la giunta ancora nei guai.
Il Giuseppe e il Battista, i due arguti
pensionati, arrivarono alla conclusione che:
“Se
copriven el lac con la terra e tornaven come prima, e senza tutt ‘sto
quarant’ott dei popoli, l’era
mei”.
Nella primavera del 2007, il Comune fa
installare quattro alti pali della luce che di notte rischiarano l’intera area
della piazza.
Le intemperanze ormonali giovanili sono
raffrenate. Le virtù dell’Elvira, della
Noemi e delle altre donne salvaguardate.
Le pruriginose curiosità maschili frustrate.
E luce fu.
Bene. Bene. Bene.
Ma.
I giovani, che facevano i giovani,
decuplicarono.
Non
capivano che quei fanali erano stati messi apposta per scoraggiare la loro
vivace presenza?
La
luce impediva l’intimità. Occhei. Ma potevano parlare, rincorrersi, suonare,
ballare, bere ...
“Pisciano
persino nei vasi delle piante!” assicurò l’Elvira, che era una vedetta attenta
cui non sfuggiva alcun particolare.
“E dicono le parolacce …” denunciò la Noemi.
Il Giuseppe e il Battista, i due arguti pensionati,
si limitavano a scuotere il capo. Biasimavano i ragazzi? Erano sconcertati dal
modo di fare del sindaco e della giunta? Chissà?
Questi ultimi non riuscirono ad arginare il flusso umano, anche
se pregarono la Protezione Civile (?) di metter ogni tanto dentro la testa a
dare una “guardatina” alla piazza (che poi, ricordiamolo, è sempre quel famoso
tetto del garage).
E avanti ancora con firme e petizioni.
E
questa volta il Comune agì con decisione. Pose transenne alle scale che portano
alla piazza (pardon: al tetto del garage), e affisse cartelli “è vietato
severamente l’ingresso al pubblico” tutt’attorno.
Maggio del 2008 è la data di questa scelta
estrema.
E la vita tornò a essere scandita dalle
rassicuranti ripetizioni delle attività quotidiane. Sindaco e assessori alle
loro serene occupazioni. Gli uccellini a cinguettare.
Ma.
Verso la fine del 2011 qualcuno ricominciò a
parlare della PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I POPOLI.
L’opposizione, in consiglio comunale, presentò
un’interpellanza per sapere cosa cavolo aveva in mente di fare la giunta per
“restituire quel luogo, non solo alla dignità che merita (?), ma anche alla
fruizione della cittadinanza”. Loro non
avevano il becco di un’idea. Ma averle “è una responsabilità che attiene alla
maggioranza”. Ciapa lì!
L’appello, quel grido di dolore, fu accolto
all’unanimità (quel benedetto nome!). Il nuovo Sindaco (dall’inizio della
nostra storia ci sono state due elezioni), che avrebbe torto con piacere i
corbezzoli a quei rompicoglioni, promise una “commissione che studierà una
soluzione definitiva (?) consona anche allo spirito e agli ideali che il nome
di questa piazza vuole trasmettere”.
Non so voi, ma io comincio ad averne le
tasche piene di questa storia. Ma siamo
vicini alla fine.
Della mia, storia.
Ultime notizie da Sganassone Sul Lambro.
- La giunta ha approvato un piano per:
1) Una parziale copertura della piazza
con tensostruttura che delimiti una zona
d’ombra.
2) La sistemazione delle scalinate e la
riverniciatura delle ringhiere.
3) La sostituzione delle panche e dei
tavoli di legno con panche e tavoli di plastica riciclata ecocompatibile.
4) La ripiantumazione di alberi nei vasi
(che dopo tutte le pisciate si sono seccati).
5) La messa a dimora di una zona verde
con siepi di pitosforo.
6) Restauro della zona giochi per
bambini (dei popoli).
7) Un chiosco per servizi di conforto
alla cittadinanza (qui c’è lo zampino dell’Andrea, il proprietario del bar di
fronte. Che però non sa cosa fare per la notte: “Che se lascio lì bibite,
gelati e macchina del caffè, mi fregano tutto”).
8) Un grande affresco murale
commissionato all’artista D.F. consono alle tematiche che il nome della nostra
bella piazza evoca. I riconoscimenti nazionali ed internazionali di D.F. (anche
questi più lunghi del pedigree di Rin Tin Tin) sono tali che ... bla, bla, bla.
- Per
tale progetto di miglioramento e recupero della PIAZZA DELL’INCONTRO TRA I
POPOLI vengono stanziati 200.000 Euro ...
“Vacca Boia!” sobbalzano il Battista e Il
Giuseppe, i due arguti pensionati.
- ... La realizzazione e i tempi dovranno
tener conto delle disponibilità finanziarie e dei vincoli di bilancio che il
patto di stabilità ... bla, bla, bla. Siamo naturalmente aperti a tutti quei suggerimenti
(tanto per dire) che i cittadini ... bla, bla, bla.
“Sai cosa ti dico, Giuseppe” sentenzia il
Battista. “Che una zucca la puoi
cucinare come vuoi, ma sempre zucca rimane!”
“Però, g’han una bela crapa dura” è il sigillo
del Giuseppe.
*
Fatti e avvenimenti narrati in questo
racconto sono reali, come reale è il paese di Sganassone Sul Lambro. Per chi
volesse seguire nel tempo gli sviluppi e i viluppi di questa storia, e siamo
sicuri ce ne saranno, non deve far altro che collegarsi al sito internet: WWW.
Sganassonesullambro. It
Adriano Pasquali
Settembre 2013
immagini dal sito


Nessun commento:
Posta un commento