martedì 5 novembre 2013

COMMEDIANTI !

Saper uscire di scena vale quanto saperci entrare.
“Come!? Un grande uomo? Ma io non vedo che un commediante del suo proprio ideale” esclamerebbe  ancora  una volta  Friedrich Nietzsche, se gli si domandasse di commentare  l’operato di alcuni politici e opinion leader di casa nostra.
La storia, farcitura di errori e crimini e di qualche sprazzo di genialità, ci insegna che vi sono tre categorie di uomini cosiddetti grandi. Magari su questa divisione, vista la sua concezione del Superuomo,  il grande filosofo non sarebbe d’accordo, ma alla luce degli eventi essa non è affatto azzardata o strumentale:
-         Quelli che fanno parlare si sé perché dominano la scena del mondo per un certo periodo seminano il loro cammino di distruzione e  morte. Per esempio, sentiremo parlare sempre di Hitler, Attila, Mussolini, Pol Pot, Videla,  non per avere realizzato grandi opere ma per i  loro farneticanti  progetti di grandezza fatti per lo più di bare e di fosse comuni.
-         Quelli che lasciano qualcosa di utile agli altri e che verranno ricordati per le cose non comuni che hanno saputo realizzare. Gandhi  è l’esempio più luminoso di chi riesce in imprese impossibili solo attraverso un convincimento forte e una determinazione che non ha pari.
-         Quelli che si connotano, per dirla alla Nietzsche, come commedianti dei propri ideali. E qui non basterebbe un fiume di inchiostro  per citarli tutti, ma un nome su tutti non può essere taciuto:  Silvio Berlusconi.
Berlusconi probabilmente avrà un posto nella storia, perché essa è scandita più dalle biografie dei personaggi, spesso romanzate, che non dalle azioni degne di nota, ma sono certo che verrà ricordato più come commediante del suo proprio ideale che non come statista o politico di un certo rilievo. Un  uomo, insomma,  che ha governato l’Italia per diversi anni e che con la sua condotta, le sue beghe personali, i suoi interessi di imprenditore avido e senza scrupoli è riuscito a farla sprofondare sempre più in basso, in una crisi morale e culturale che non ha eguali.
Un grande attore di teatro sa bene quanto sia importante non solo l’entrata in scena ma soprattutto  l’uscita. Un attore che non sa uscire di scena, che indugia nel richiedere applausi e consensi,  anche quando il pubblico manifesta evidenti segni di insofferenza per la sua performance, è destinato inevitabilmente a precipitare nella polvere. È  quello che accadrà al cavaliere di Arcore, perché, per dirla alla Ciccio De Marco, poeta ironico cosentino scomparso di recente: Chi troppo in alto sta,/probabilmente,/è arrivato fin là/non perché sovraccarico di mente./ Perciò, quando m’ imbatto in uno del potere,/ ove mi sorge il dubbio,/ do un’occhiata al sedere.
P.S. Naturalmente vale anche per la Cancellieri e tantissimi altri, non solo per il cavaliere.   

                                                      Cataldo Russo

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