Saper uscire di scena vale quanto
saperci entrare.
“Come!? Un grande uomo? Ma io non
vedo che un commediante del suo proprio ideale” esclamerebbe ancora
una volta Friedrich Nietzsche, se
gli si domandasse di commentare
l’operato di alcuni politici e opinion leader di casa nostra.
La storia, farcitura di errori e
crimini e di qualche sprazzo di genialità, ci insegna che vi sono tre categorie
di uomini cosiddetti grandi. Magari su questa divisione, vista la sua
concezione del Superuomo, il grande
filosofo non sarebbe d’accordo, ma alla luce degli eventi essa non è affatto
azzardata o strumentale:
-
Quelli
che fanno parlare si sé perché dominano la scena del mondo per un certo periodo
seminano il loro cammino di distruzione e
morte. Per esempio, sentiremo parlare sempre di Hitler, Attila,
Mussolini, Pol Pot, Videla, non per
avere realizzato grandi opere ma per i
loro farneticanti progetti di
grandezza fatti per lo più di bare e di fosse comuni.
-
Quelli
che lasciano qualcosa di utile agli altri e che verranno ricordati per le cose
non comuni che hanno saputo realizzare. Gandhi
è l’esempio più luminoso di chi riesce in imprese impossibili solo
attraverso un convincimento forte e una determinazione che non ha pari.
-
Quelli
che si connotano, per dirla alla Nietzsche, come commedianti dei propri ideali. E qui non basterebbe un fiume di
inchiostro per citarli tutti, ma un nome
su tutti non può essere taciuto: Silvio
Berlusconi.
Berlusconi probabilmente avrà un
posto nella storia, perché essa è scandita più dalle biografie dei personaggi,
spesso romanzate, che non dalle azioni degne di nota, ma sono certo che verrà
ricordato più come commediante del suo
proprio ideale che non come statista o politico di un certo rilievo.
Un uomo, insomma, che ha governato l’Italia per diversi anni e
che con la sua condotta, le sue beghe personali, i suoi interessi di
imprenditore avido e senza scrupoli è riuscito a farla sprofondare sempre più
in basso, in una crisi morale e culturale che non ha eguali.
Un grande attore di teatro sa bene
quanto sia importante non solo l’entrata in scena ma soprattutto l’uscita. Un attore che non sa uscire di
scena, che indugia nel richiedere applausi e consensi, anche quando il pubblico manifesta evidenti
segni di insofferenza per la sua performance, è destinato inevitabilmente a
precipitare nella polvere. È quello che
accadrà al cavaliere di Arcore, perché, per dirla alla Ciccio De Marco, poeta
ironico cosentino scomparso di recente: Chi
troppo in alto sta,/probabilmente,/è arrivato fin là/non perché sovraccarico di
mente./ Perciò, quando m’ imbatto in uno del potere,/ ove mi sorge il dubbio,/
do un’occhiata al sedere.
P.S. Naturalmente vale anche per la
Cancellieri e tantissimi altri, non solo per il cavaliere.
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