Il capanno sul fontanile
cagapèss, nel Bosco della Giretta a
Settimo Milanese, è oggetto di un confronto fra chi lo vorrebbe risistemare e
chi, invece, dato l’abbandono in cui versa , abbatterlo definitivamente, per
dare al luogo il respiro e il valore che merita . Vi sono altri motivi , non trascurabili, che ne
consiglierebbero la demolizione: i costi
di ristrutturazione e messa in sicurezza,
l’impossibilità di un costante controllo
e l’inutilità come spazio per momenti di
aggregazione. Il portico, il cabanon e il “punto parco” svolgono
egregiamente questo ruolo. Sarebbe
interessante avere le vostre
opinioni. A tale proposito abbiamo
ricevuto un parere che molto
volentieri pubblichiamo. Le foto contribuiscono a far
comprendere come era, come
è, e
come, probabilmente, sarà.
Il capanno del “cagapèss” (o ciò che ne
rimane).
Lo stato di abbandono e di
deturpazione del capanno del “cagapèss” è
oggetto di discussioni e contrapposizioni riguardo al recupero o allo smantellamento.
Sia l’una sia l’altra opzione richiedono una spesa, la cui entità, a oggi, non
mi è nota. Non so, delle due, quale costi di più, ma non è questa la
discriminante per la scelta. Posso affermare, generalizzando, che il capanno è
stato il primo presidio su un territorio il cui paesaggio era in
trasformazione. Di più: il simbolo del recupero, della bonifica e dell’
evoluzione virtuosa. Cose a voi tutte
note. Era un luogo di incontro, di svago e di socialità,
dove le voci davano corpo a
speranze o sogni che si stavano
realizzando. Aveva quindi una funzione,
una giustificazione e, perfino, una necessità. Costruzione, provvisoria, in un
cantiere in pieno fermento. Poi, inglobato dallo sviluppo del bosco, il capanno
perde le sue caratteristiche “funzionali”. La cura di allora lascia posto
all’incuria di oggi. Non per negligenza, ma perché le cose cambiano. Questo
rudere mi appare oggi solo un’icona del “come eravamo”. Come ho già avuto modo
di dire: una gabbia nostalgica. Vale la pena
mantenerla?
- BOSCO: estensione di terreno
coperta di alberi, specialmente d’alto fusto e di arbusti selvatici.
- PARCO: terreno boscoso e
piuttosto esteso, spesso recintato e adibito a usi particolari.
Da: LoZingarelli - VOCABOLARIO
DELLA LINGUA ITALIANA - ZANICHELLI -
2011.
La differenza tra le due definizioni
è sfumata. Dettagli, ma che hanno
importanza. Forse i soci fondatori hanno preferito BOSCO per
quell’aggettivo “selvatico” che non compare nella definizione di PARCO?
Chissà? Ognuno di voi scelga a proprio
piacere quella che, allo stato attuale, ritiene più appropriata per i nostri
ventitré ettari di verde. Io subisco il fascino del “dettaglio” BOSCO. Il “bosco della Giretta” comprende: il
portico con i tavoli e il barbecue, l’area pic-nic, l’area cani, l’area giochi
per bambini, l’area giochi di Seguro, l’area pic-nic di Seguro, il campetto di
calcio, il campo di pallavolo, le panchine lungo i vialetti, un “percorso
vita”(ormai fatiscente), il laghetto, i fontanili, il canale Villoresi con le
diramazioni, la zona orti, l’apiario, il capanno del cagapèss, il punto parco
(non punto bosco), il Cabanon. E, a contorno, i boschi. Controllare le zone
ludiche e ricreative richiede continui interventi dei volontari per mantenerle
intatte e pulite, e la
contaminazione è svantaggiosa per la parte boschiva. Significa che il bosco ha
bisogno di un’area di pace e di tranquillità che sia attrattiva non per fare o consumare qualche cosa , ma
piuttosto per riflettere, ammirare e godere la natura. Il sentiero del cagapèss
è l’unico che si snoda a filo di un fontanile. E’ stato ben costruito e pare di
una bellezza antica. Trasmette
serenità. Il paesaggio è bello del suo.
Il capanno non aggiunge: toglie.
Ha senso spendere soldi per tenere in piedi una catapecchia che attrae solo persone
inopportune? Negli ultimi cinque anni, nessuno ha proposto o sentito la
necessità di iniziative laggiù. Ora se ne
vorrebbero inventare. La risposta che i fautori del restauro mi devono è
semplice: perché è necessario? Si
ricordino, inoltre, che è quasi impossibile gestire quel luogo. La soluzione
ottima è lo smantellamento e la ri-valorizzazione del percorso. Adriano
Pasquali
Chicca aveva due anni e mezzo quando per la prima volta siamo andata a quella che le ho raccontato essere la "casa delle fate" . Tante volte siamo tornate da allora e ogni volta il percorso era occasione per guardare le fragoline, osservare i girini, le ragnatele, le alghe e spiegare sotto forma di favola chi abitava e difendeva quel piccolo luogo incantato. Ci siamo tornati anche con dei suoi amici un paio di volte in occasione del suo compleanno e abbiamo organizzato proprio lì una magica caccia al tesoro... poi tante altre volte,in bici e a piedi... mentre cresceva... e sapeva bene ormai di cosa si trattava: ma per lei quella è rimasta la casa delle fate, fino all'ultima volta che ci siamo andati. Poi non ha voluto più. Di fronte allo squallore e al degrado in cui lo abbiamo trovato, mi ha detto che preferiva ricordarlo come quando da piccolina lo ricordava , mente le raccontavo la favola di fata verdina... ecco.
RispondiEliminaono rimasta senza parole.
Sono senza parole... dietro anche semplici luoghi come questo esistono occasione di formazione ed affettività e cittadinanza enormi.
NON distruggiamoli.
Non distruggiamo i ricordo, la memoria e l'incanto.
Francesca
I ricordi rimangono, senza farci intrappolare nella gabbie nostalgiche.
EliminaLa casa delle fate rimarrà sempre un bel ricordo, anche se il bosco si riprenderà il suo respiro.
Infatti. Speriamo solo entrambe che torni ad essere un luogo d'incanto, con o senza casa delle fate...anche e solo per far nascere una nuova favola: e allora torneremo là, ne sono sicura.
RispondiEliminaFrancesca
Infatti è un fantastico bosco. Grazie per il contributo
RispondiEliminaI fautori della ristrutturazione del capanno del cagapèss dovrebbero
RispondiEliminapresentare un progetto sull'uso, le finalità, il costo, il mantenimento
e la tutela. Senza queste risposte è puro velleitarismo.
Adriano Pasquali
Siamo certamente d'accordo, il metodo non è solo forma, anche sostanza.
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