martedì 14 maggio 2013

QUALE FUTURO PER IL FONTANILE ?

Il capanno sul fontanile cagapèss,  nel Bosco della Giretta a Settimo Milanese,  è oggetto di  un confronto fra chi lo vorrebbe risistemare e chi, invece, dato l’abbandono in cui versa , abbatterlo definitivamente, per dare al luogo il respiro e il valore che merita . Vi sono  altri motivi , non trascurabili, che ne consiglierebbero la demolizione:  i costi di ristrutturazione e messa in sicurezza,  l’impossibilità di un costante controllo  e l’inutilità come spazio per momenti di  aggregazione. Il portico, il cabanon e il “punto parco” svolgono egregiamente questo ruolo.  Sarebbe interessante   avere le vostre opinioni.  A tale proposito abbiamo ricevuto un parere  che molto volentieri  pubblichiamo.   Le foto contribuiscono  a far  comprendere  come era, come è,  e  come, probabilmente, sarà.                                                                        

 Il capanno del “cagapèss” (o ciò che ne rimane). 
Lo stato di abbandono e di deturpazione del capanno del “cagapèss” è  oggetto di discussioni e contrapposizioni  riguardo al recupero o allo smantellamento. Sia l’una sia l’altra opzione richiedono una spesa, la cui entità, a oggi, non mi  è nota.  Non so, delle due, quale  costi di più, ma non è questa la discriminante per la scelta. Posso affermare, generalizzando, che il capanno è stato il primo presidio su un territorio il cui paesaggio era in trasformazione. Di più: il simbolo del recupero, della bonifica e dell’ evoluzione virtuosa.  Cose a voi tutte note.  Era un  luogo di incontro, di svago e di socialità, dove le voci davano corpo a  speranze  o sogni che si stavano realizzando.  Aveva quindi una funzione, una giustificazione e, perfino, una necessità. Costruzione, provvisoria, in un cantiere in pieno fermento. Poi, inglobato dallo sviluppo del bosco, il capanno perde le sue caratteristiche “funzionali”. La cura di allora lascia posto all’incuria di oggi. Non per negligenza, ma perché le cose cambiano. Questo rudere mi appare oggi solo un’icona del “come eravamo”. Come ho già avuto modo di dire: una gabbia nostalgica. Vale la pena  mantenerla?
 - BOSCO: estensione di terreno coperta di alberi, specialmente d’alto fusto e di arbusti selvatici. 
 - PARCO: terreno boscoso e piuttosto esteso, spesso recintato e adibito a usi particolari.
Da: LoZingarelli  - VOCABOLARIO DELLA LINGUA ITALIANA  -  ZANICHELLI -  2011.
La differenza tra le due definizioni  è sfumata. Dettagli, ma che hanno  importanza. Forse i soci fondatori hanno preferito BOSCO per quell’aggettivo “selvatico” che non compare nella definizione di PARCO? Chissà?  Ognuno di voi scelga a proprio piacere quella che, allo stato attuale, ritiene più appropriata per i nostri ventitré ettari di verde. Io subisco il fascino del “dettaglio”  BOSCO. Il “bosco della Giretta” comprende: il portico con i tavoli e il barbecue, l’area pic-nic, l’area cani, l’area giochi per bambini, l’area giochi di Seguro, l’area pic-nic di Seguro, il campetto di calcio, il campo di pallavolo, le panchine lungo i vialetti, un “percorso vita”(ormai fatiscente), il laghetto, i fontanili, il canale Villoresi con le diramazioni, la zona orti, l’apiario, il capanno del cagapèss, il punto parco (non punto bosco), il Cabanon. E, a contorno, i boschi. Controllare le zone ludiche e ricreative richiede continui interventi dei volontari per mantenerle intatte  e pulite,  e  la contaminazione è svantaggiosa per la parte boschiva. Significa che il bosco ha bisogno di un’area di pace e di tranquillità che  sia attrattiva  non per fare o consumare qualche cosa , ma piuttosto per riflettere, ammirare e godere la natura. Il sentiero del cagapèss è l’unico che si snoda a filo di un fontanile. E’ stato ben costruito e pare di una bellezza antica.  Trasmette serenità.  Il paesaggio è bello del suo. Il capanno non aggiunge: toglie.
Ha senso spendere soldi per tenere in piedi  una catapecchia che attrae solo persone inopportune? Negli ultimi cinque anni, nessuno ha proposto o sentito la necessità di iniziative laggiù. Ora se ne  vorrebbero inventare. La risposta che i fautori del restauro mi devono è semplice: perché è necessario?  Si ricordino, inoltre, che è quasi impossibile gestire quel luogo. La soluzione ottima è lo smantellamento e la ri-valorizzazione del percorso.                                                                                                                                                                   Adriano Pasquali








6 commenti:

  1. Chicca aveva due anni e mezzo quando per la prima volta siamo andata a quella che le ho raccontato essere la "casa delle fate" . Tante volte siamo tornate da allora e ogni volta il percorso era occasione per guardare le fragoline, osservare i girini, le ragnatele, le alghe e spiegare sotto forma di favola chi abitava e difendeva quel piccolo luogo incantato. Ci siamo tornati anche con dei suoi amici un paio di volte in occasione del suo compleanno e abbiamo organizzato proprio lì una magica caccia al tesoro... poi tante altre volte,in bici e a piedi... mentre cresceva... e sapeva bene ormai di cosa si trattava: ma per lei quella è rimasta la casa delle fate, fino all'ultima volta che ci siamo andati. Poi non ha voluto più. Di fronte allo squallore e al degrado in cui lo abbiamo trovato, mi ha detto che preferiva ricordarlo come quando da piccolina lo ricordava , mente le raccontavo la favola di fata verdina... ecco.
    ono rimasta senza parole.
    Sono senza parole... dietro anche semplici luoghi come questo esistono occasione di formazione ed affettività e cittadinanza enormi.
    NON distruggiamoli.
    Non distruggiamo i ricordo, la memoria e l'incanto.
    Francesca

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    1. I ricordi rimangono, senza farci intrappolare nella gabbie nostalgiche.
      La casa delle fate rimarrà sempre un bel ricordo, anche se il bosco si riprenderà il suo respiro.

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  2. Infatti. Speriamo solo entrambe che torni ad essere un luogo d'incanto, con o senza casa delle fate...anche e solo per far nascere una nuova favola: e allora torneremo là, ne sono sicura.
    Francesca

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  3. Infatti è un fantastico bosco. Grazie per il contributo

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  4. I fautori della ristrutturazione del capanno del cagapèss dovrebbero
    presentare un progetto sull'uso, le finalità, il costo, il mantenimento
    e la tutela. Senza queste risposte è puro velleitarismo.
    Adriano Pasquali

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    1. Siamo certamente d'accordo, il metodo non è solo forma, anche sostanza.

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