Pubblichiamo questa analisi puntuale, sull'intollerabile atto accaduto a Settimo Milanese.
L’incendio della palestra di Settimo un cocktail di stupidità e follia.
Fra sprechi della pubblica amministrazione, ruberie e atti vandalici ogni anno un fiume di miliardi
Fra sprechi della pubblica amministrazione, ruberie e atti vandalici ogni anno un fiume di miliardi
di euro si disperde in mille rivoli.
Quantificarlo non è facile, ma sicuramente non è un'esagerazione
dire che esso corrisponde a un paio di
manovre finanziarie.
\Qualche anno fa il comune di Milano aveva
quantificato i danni per atti vandalici, che ogni notte vengono compiuti contro
strutture pubbliche e private, in diverse decine di milioni di euro l'anno, mentre a Roma la
cifra tocca quasi il doppio. Trenitalia ha diffuso, qualche tempo fa, dati che
fanno accapponare la pelle. Pare che in cinque anni i danni subiti dalle
ferrovie e dai treni lombardi si aggirino intorno a 16 milioni di euro. Non c'è
città, comune o borgo in Italia che sia immune da atti di vandalismo perché
molto poco è stato investito in tutti questi anni sia nell'insegnare
l'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado, sia nel creare una
coscienza civica e rafforzare il sentimento di appartenenza a una comunità. Gli
atti vandalici non risparmiano niente. A volte a essere presi di mira sono
monumenti prestigiosi, come la Fontana di Trevi a Roma, altre volte simboli
religiosi e politici e altre volte ancora scuole, asili, parchi e ospedali. Un
cocktail di follia e stupidità che crea danni incalcolabili alla comunità. Una
vera peste che bisogna assolutamente arginare se vogliamo intraprendere un
cammino virtuoso che ci porti fuori dal tunnel in cui striamo precipitando.
Quello che è accaduto a Settimo sabato 8
dicembre, con l'incendio della palestra comunale,
non è certo da ascrivere alla mancanza di
sistemi di allarme o alla scarsa vigilanza da parte delle
Forze dell'ordine, tanto meno alla
trascuratezza da parte dell’amministrazione, perché sarebbe solo bieca
speculazione politica, quanto a una totale deriva di bullismo verso la quale
stanno scivolando molti giovani di Settimo. Qualche anno fa alcuni studenti
della Milano da bere hanno allagato
le aule del liceo Parini di Milano. I danni allora, per quella che era sembrata
una bravata, furono enormi non solo dal punto di vista economico (circa 600.000
euro), ma soprattutto in termini di
disagio causato agli altri studenti costretti a fare i turni per poter
usufruire del diritto allo studio.
Per molto tempo ci siamo augurati che la nostra
comunità fosse immune da tali atti. Purtroppo non è così, vista la frequenza
con cui episodi del genere tendono a ripetersi in questi ultimi anni.
Cosa fare in casi del genere, è difficile
dirlo. Serve sicuramente identificare i responsabili e dare loro le pene che
meritano, ma ancor di più serve agire sia all’interno dell’ambito familiare,
dove spesso prevalgono meccanismi di indifferenza se non di complicità, sia a
livello cittadino promuovendo iniziative che rafforzino il senso civico e il
sentimento di appartenenza alla
comunità. Credo che serva anche avvicinare i giovani all’impegno sociale e alla politica, quella fatta ancora di
valori alti e di passione vera, anziché allontanarli inculcando loro il
convincimento che la politica sia solo malaffare, corruzione e furbizia.
Qui non siamo di fronte a una generazione di giovani
arrabbiati, come quella del ’68, che ha deciso di protestare in maniera
estrema, ma probabilmente di fronte a una generazione di giovani annoiati,
stanchi, stupidi, superficiali che pensano di vincere la noia delle loro
giornate senza senso e senza prospettive abbandonandosi a gesti che sono indice
della loro stupidità e bestialità.
Cataldo Russo
Concordo nella promozione di iniziative che rafforzino il senso civico ma in questo momento mi preme l'individuazione dei responsabili per il rimborso dei danni. Non solo, questi "bravi ragazzi" dovrebbero anche essere costretti a lavorare finchè non verranno ripristinati i locali nello stato originale.
RispondiEliminaSaluti
Elena
sicuramente prevenzione e repressione devono andare di pari passo
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