Dopo un'interminabile periodo di
Democrazia Cristiana, l'opportunità per cambiare, dataci da
“mani pulite”, ha sortito il berlusconismo (a suo modo un
cambiamento). Con queste ultime elezioni si è presentata una nuova
occasione, mancata anche questa. Tuttavia una novità si è
verificata con l'innegabile risultato del Movimento 5 Stelle.
Movimento di protesta contro i vecchi partiti. Da notare però che
la nostra Costituzione prevede la presenza dei medesimi, vedi art.
49, ma che comunque sono destinati a cambiare o soccombere (“Finale
di partito” M. Revelli) Purtroppo però dobbiamo notare alcune
analogie poco rassicuranti: Antigua e Costa Rica, i miliardi,
l'avversione per la stampa, l'ottenimento della totalità dei voti
in Parlamento per poter governare, la spettacolarità. Personaggi
come Masaniello o C. Desmoulins non sono utili per risolvere i
molteplici problemi che affliggono il nostro Paese. Abbiamo bisogno
di consolidare le regole democratiche, non demolirle. Uno vale uno,
ma se non fai come dico ti caccio, o dove il dissenso è
inesistente. Ci sono regole da seguire, senza scorciatoie, per
poter attuare norme necessarie come: il conflitto di interessi, la
legge elettorale maggioritaria a doppio turno, riduzione dei
parlamentari e i loro compensi, oltre ad incomprensibili altri
benefici, incandidabilità anche dopo condanna al primo grado di
giudizio, legge sulla corruzione, falso in bilancio, diritti civili
e reddito minimo garantito (T. Boeri). Sarebbe un bel risultato,
finalmente, ma rifiutare ogni proposta, che conduca alla
realizzazione di ciò, significa o trattare sul prezzo o inseguire il
tanto peggio tanto meglio. In ogni caso avevano promesso di
cambiare le cose, vedremo alla prova dei fatti: “Hic Rhodus, hic
salta”. Certamente sarà necessario cogliere la domanda di
cambiamento, che è arrivata forte e chiara, per evitare dannose
avventure.
Emilio
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