I risultati elettorali, con il
“porcellum”, come sospettato, hanno presentato un Parlamento
pressoché bloccato . Vuoi per l'impossibilità di una alleanza con
chi avrebbe in corso processi, quindi lontano dall'auspicato
cambiamento, vuoi per l'inanità dei parlamentari del M5S, sulla
linea del no a tutto.
Un vero peccato per l'occasione che
sfuma; alcune norme, come già detto, avrebbero potuto essere
approvate. Ora ci troviamo di fronte a richieste davvero improponibili: o
governo con il PDL o nuove elezioni. Questa la posizione del Sindaco
di Firenze, che incarnerebbe il nuovo o il cambiamento (?).
Se pensiamo alle dichiarazioni di
alcuni anni fa di L. Violante (ora partecipe al gruppo degli
esperti, nominato dal Presidente della Repubblica) alla Camera, nel
2003: “l'on. Berlusconi sa per certo che gli è stata data la
garanzia piena, non adesso ma nel 1994, che non sarebbero state
toccate le televisioni, quando ci fu il cambio di governo. Lo sa lui
e lo sa l'on. Letta! (...)Voi ci avete accusato di regime nonostante
non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato
eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni ( la legge del 1957
vieta l'eleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche), (.....)
che il fatturato di Mediaset, durante il centrosinistra, aumentasse
di 25 volte!”. Diventa difficile spiegare agli elettori che non
c'era altra strada e che non si è potuto fare niente. Nel frattempo
però si impedisce che le commissioni si costituiscano, anche in
assenza del nuovo Governo. Ci aspettavamo il nuovo, che potesse
darci il segno di un piccolo cambiamento, niente da fare. Tomasi di
Lampedusa l'aveva già anticipato: cambiare tutto perché nulla
cambi.
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