L'aspirazione è poter vivere in un
Paese normale, forse un'utopia. La crisi ha reso tutto più
difficile. Il Governo Monti è stato chiamato per far fronte alla
pesante eredità lasciataci da quello precedente. Ora le cambiali
sono giunte a scadenza e il prof Monti, che non ha la bacchetta magica, vuole comunque farle pagare chi ha un reddito medio
basso, questo è un po incomprensibile. Ci sono svariate possibilità per far pagare di più a chi ha di
più.
Aumentare le accise sui carburanti si
colpisce in modo indiscriminato chi adopera un mezzo privato per gli
spostamenti, potrebbe disincentivarne l'uso, se i mezzi pubblici
fossero adeguati. Inoltre la maggior parte dei trasporti avviene su
gomma e non su rotaia, significa che detti costi ricadranno in
misura maggiore su questi redditi, per un effetto inflazionistico,
costretti a sostenere il costo aumentato delle materie prime che ricadrà sui
generi di prima necessità. Difatti è già aumentata l'inflazione (un gran bel risultato).
La minor disponibilità di reddito
comporterà una contrazione dei consumi. Conseguentemente la
liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura dei negozi
favorirà soltanto la grande distribuzione, aumentando lo
sfruttamento dei lavoratori, che saranno costretti a fare un numero
maggiore di turni; questo a scapito della piccola distribuzione. Se
questo è un incentivo alla crescita non si è capito; chi deve
acquistare se ha meno disponibilità cosa può fare?
Il lavoro, se affrontato in termini di
una più ampia possibilità di licenziare, diventerà ancora più
precario.
Reperire risorse se non si voglio
intaccare i grandi patrimoni o ingiusti privilegi, diventerà
difficilissimo. Sempre ché non si voglia dare a chi ha e farlo
vivere nell'abbondanza e togliere sempre di più a chi non ha.
Bisogna iniziare a far pagare le frequenze TV, le licenze per i giochi d'azzardo, ecc.... Intaccare i privilegi e gli alti costi della politica, la loro
riduzione non può più attendere. Non consentendo alle Regioni di aumentare le accise sui carburanti per far fronte ai disastri ambientali accaduti.
Un altro elemento è l'economia che ristagna, non riparte, perché le
banche non prestano soldi, ma preferiscono tenerli presso la BCE; come se il Governo non avesse alcuna possibilità di intervento.
Anche riguardo alla moneta unica e alla
ventilata possibilità di un suo fallimento, vi è totale
immobilismo. Più volte è stato sottolineato che l'euro ha bisogno
di una maggiore integrazione oltre che economica anche politica e
fiscale. Sembra sia stato dimenticato il comitato di Jean Monnet
del 1955 “Pour les états-Unis d'Europe”, probabilmente bisogna
recuperare quei propositi.
L'analisi qui portata è "sempre" nell'alveo neo-capitalistico, per andar oltre...occorrerebbe seguire il conflitto. Cari saluti da Salvatore.
RispondiEliminaGrazie Salvatore, utilissimo il tuo contributo, qui si voleva solo evidenziare i fatti, hai ragione ma la speranza, che pian pianino qualcosa possa cambiare,continua a resistere. Sono graditi altri contributi.
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